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Il
neo-colonialismo
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Ci sembra chiaro che il colonialismo, definito in senso classico,
sia terminato per sempre, tanto in Africa quanto in Asia.
Le sue rimanenti vestigia sono state sistematicamente attaccate
e distrutte. Le maggiori potenze, non del tutto volontariamente
né senza l'esercizio di una continua pressione - poiché
la storia conosce pochi casi in cui le potenze coloniali abbiano,
di propria libera volontà, rinunciato al controllo
di un popolo dipendente - hanno ammesso che tale sistema sia
fuori epoca ed hanno agito per cambiarlo.
Nello stesso tempo in cui acclamiamo all'ultimo respiro emesso
dal serpente del colonialismo, e nel momento in cui concentriamo
tutti i nostri sforzi affinché si affretti la sua morte
che non sarà affatto compianta, dobbiamo guardare oltre,
ai problemi che restano, parecchi dei quali si sono in realtà
originati o per lo meno intensificati con la scomparsa del
colonialismo dalla scena mondiale. Dobbiamo riconoscere ed
affrontare i tentativi, mossi da ogni direzione, di perpetrare
lo sfruttamento coloniale sotto nuove forme e di introdurre
nei nostri continenti un nuovo sistema non meno ostile alla
libertà. Indipendenza significa più della concessione
di bandiere ed inni nazionali, e senza una reale ed effettiva
libertà nella sfera economica e politica, la libertà
diventa un mero cliché, privo di contenuto. Ma nella
nostra premura di fuggire da un sistema di schiavitù,
dobbiamo fare in modo da non abbracciarne tutti, ciecamente,
un altro non meno oppressivo e gravoso per il libero spirito
umano.
Alla Conferenza di Belgrado - 3
settembre 1961
Haile Selassie I, 25 maggio 1963
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