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Concilio
Mondiale delle Chiese di Addis Abeba
Signor
Presidente,
Eminenze e distinti Membri del Comitato Centrale,
è con sentimenti di grande felicità spirituale
e personale che testimoniamo il convenire di questo incontro
del Comitato Centrale del Consiglio Mondiale delle Chiese
nella nostra città capitale. Questo è particolarmente
vero oggi che è giunto il tempo, più che mai
prima d'ora, che i seguaci di Cristo si riuniscano per deliberare
circa le questioni vitali in corso relative alla pace internazionale
ed alla giustizia.
Siamo stati pienamente consapevoli, sin dal momento della
sua fondazione nel 1948, dei grandi impegni e contributi apportati
dal Consiglio Mondiale delle Chiese nel portare tutti i Cristiani
a lavorare assieme per una causa comune. Il convenire dei
rappresentanti delle varie chiese per incontrarsi e discutere
assieme i propri problemi comuni, sotto gli auspici del Consiglio
Mondiale delle Chiese, contribuisce non soltanto ad una maggiore
cordialità ed alla mutua comprensione tra loro stessi;
consentirà loro anche, senza alcun dubbio, di garantirsi
gradualmente la sapienza e la comprensione richiesti per realizzare
l'obiettivo dell'unità, un'unità fondata sull'amore
di Cristo. A questo proposito, siamo gratificati nell'osservare
che la nostra chiesa, in quanto membro del Consiglio, ha contribuito
con la propria partecipazione a questa sacra causa.
Le ragioni egoistiche dell'uomo ed il suo desiderio individualista
di perseguire soltanto i propri interessi personali, fallendo
in tal modo nella missione affidatagli da Dio di perseguire
l'obiettivo dell'unità di tutti, rende testimonianza
della debolezza della natura umana, e costituisce il maggior
ostacolo all'unità di tutti i Cristiani, per la quale
ci battiamo.
Quanto a lungo ancora continueremo noi, che siamo discepoli
di Gesù Cristo e siamo istruiti dalla medesima Santa
Bibbia, a rimanere divisi tra noi stessi?
Realizzando che il momento è giunto per la Chiesa di
Cristo, divisa per molti secoli sino a questo momento, di
convenire in unità e lavorare assieme, è imperativo
per noi tutti batterci assieme, in accordo con le parole dell'Apostolo
-Efesini, cap.4, versi 5 e 6- per rischiarare il cammino e
spianarlo alla realizzazione dell'unità. Ogni Chiesa
e tutte le Chiese hanno l'obbligo, derivatogli dalla propria
alleanza con Dio, di proclamare il Vangelo, fare discepoli
tra tutte le nazioni e fare così in modo che la fede
cresca e porti frutto.
Il Concilio Mondiale delle Chiese detiene la grande responsabilità,
davanti a Cristo, di garantire e preservare i diritti dell'uomo
e la giustizia nella società. I vari progetti e le
conquiste del Concilio Mondiale sul terreno della pace mondiale
sono una testimonianza della sua consapevolezza di tale missione
e della sua determinazione nell'adempiere quest'elevata responsabilità.
Noi Cristiani, vivendo della fede in Cristo, il Capo ed il
Pilastro su cui la Chiesa è fondata, non possiamo sfuggire
alla responsabilità di lavorare per la pace nel mondo,
e di assicurare l'eguaglianza tra tutti gli esseri umani creati
da Dio, di modo da non fallire nel nostro dovere divenendo
soltanto testimoni passivi del raccapricciante spettacolo
di esseri umani creati ad immagine di Dio privati, in virtù
del proprio colore o a motivo della propria povertà,
dei benefici e delle benedizioni che sono il diritto di nascita
di ogni uomo e di tutti gli uomini, e scagliati fuori dai
limiti di un'esistenza pienamente umana.
Il Consiglio Mondiale delle Chiese ha chiaramente dimostrato
la propria lungimiranza e sapienza nel modo in cui ha portato
avanti le proprie responsabilità nel campo della salute,
l'educazione e lo sviluppo. I Paesi in via di sviluppo accolgono
sempre come benvenuta qualsiasi assistenza tecnica e materiale,
che dovrebbe essere offerta loro in uno spirito di amore fraterno
e cristiano.
E' per questa ragione che insistiamo affinché ogni
aiuto offerto da ciascuna organizzazione cristiana dovrebbe
essere libero da qualsiasi motivazione politica e da ogni
contaminazione da parte di microbi ideologici, e dovrebbe
essere diretta esclusivamente al benessere dell'umanità
ed allo sviluppo del livello di vita degli esseri umani. Essere
guidati da ragioni politiche ed ideologiche talmente restrittive
nell'offrire l'assistenza equivarrebbe infatti a tradire i
più ampi propositi ed obiettivi dai quali la Chiesa
di Gesù Cristo dovrebbe essere guidata e condotta avanti
in unità di propositi ed unicità di pensiero.
Come potremo realizzare l'unità se non quando i membri
della famiglia di Dio non saranno più alienati l'uno
dall'altro, e fino a che non saremo legati dalla fiducia reciproca
e lavoreremo assieme nei vincoli dell'amore, come comandato
da Cristo e dai nostri padri?
Il Consiglio Mondiale delle Chiese è stato per lungo
tempo impegnato a rendere assistenza alle chiese in numerosi
luoghi del mondo, per progetti relativi allo sviluppo. Ci
aspettiamo un gran lavoro dalla nuova Commissione, recentemente
allestita, per assicurare una maggiore partecipazione della
Chiesa negli sforzi per lo sviluppo. Essa detiene una responsabilità
molto alta.
L'uomo non vive di solo pane. La vita spirituale non rifiuta,
tuttavia, la necessità del pane. Di conseguenza, la
vita spirituale dell'umanità deve necessariamente includere
l'aspirazione, comune a noi tutti, di un migliore livello
di vita e di un più marcato miglioramento nella qualità
dell'esistenza umana.
I contributi finanziari da parte di varie chiese membri verso
questo nobile obiettivo, qualora adempiano dovutamente al
proprio proposito, possono aprire le porte dell'unità
e della cooperazione e contribuire in tal modo al proposito
ecumenico di tutti i Cristiani della nostra epoca, inaugurando
un nuovo capitolo nella storia della Chiesa.
Possa Dio nostro Creatore, la Luce che aiuta e guida noi tutti,
garantirvi la Sua Sapienza, affinché il vostro incontro
possa portare frutto per la Sua gloria. Vi auguriamo sinceramente
ogni successo e preghiamo che Dio possa guidarvi a quell'unità
che i Cristiani in tutto il mondo attendono vivamente.
Haile Selassie I, 12 gennaio 1971
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