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Associazione non lucrativa per la diffusione e la promozione della cultura e della spiritualit etiopica
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Vittoria sul fascismo

Gente del mio Paese ed in particolare miei fedeli soldati!

Le labbra umane non sono in grado di esprimere la riconoscenza che provo nei confronti del Dio misericordioso che mi ha dato la possibilit di essere presente tra di voi in questo giorno, riguardo al quale n gli angeli in Cielo n la creazione sulla Terra avrebbero potuto pensare o sapere. Prima di ogni altra cosa voglio dirvi e farvi comprendere che questo un giorno nel quale inizia un nuovo capitolo della storia della Nuova Etiopia. In questa nuova era, sta iniziando un nuovo lavoro che dovere di noi tutti compiere. Se desideriamo ricordare la disgrazia che ha traviato l'Etiopia durante gli anni passati sar sufficiente parlare della sua storia recente. Quando l'Etiopia, che aveva preservato la propria indipendenza per molte migliaia di anni, venne attaccata nel 1896 dall'Italia, che nutriva disegni aggressivi nei suoi confronti da molto tempo con l'intenzione di distruggere la sua libert, i suoi coraggiosi figli combatterono ad Adua ed essa salv la propria indipendenza. Il trattato di Uccialli non fu la sola causa della battaglia che si tenne ad Adua. Esso fu solo un pretesto per il costante desiderio di governare l'Etiopia che l'Italia aveva avuto. Sebbene la Grande Guerra Europea interfer con i suoi piani per un periodo, e nonostante le sue apparenti dichiarazioni di amicizia, l'Italia rivel negli anni recenti i preparativi bellici allestiti ai danni dell'Etiopia dopo la sua sconfitta ad Adua, a causa del suo risentimento per il fatto che la giustizia avesse prevalso contro di essa. Quando l'Italia diede inizio ad una guerra di aggressione contro l'Etiopia, sebbene sapessimo di non essere armati al suo stesso livello, combattemmo contro di essa con quella forza che eravamo stati in grado di raccogliere, poich era nostro dovere resistere ad un nemico venuto per impadronirsi del nostro Paese. Ma appena apparve evidente che questi fosse deciso a sterminare la nostra popolazione col gas venefico, l'utilizzo del quale era proibito dalla legge internazionale, andammo ad appellarci alla Lega delle Nazioni per reclamare giustizia. Nel momento in cui si temette che questa ostilit iniziata dall'Italia potesse diffondersi in tutto il mondo, e quando giunse il periodo in cui tutti coloro che erano stati incaricati della responsabilit del governo stavano cercando di salvare il pianeta dalla catastrofe che si stava allora scatenando, questi iniziarono a lavorare per l'affermarsi della comprensione nel mondo, al fine di evitare il diffondersi della conflagrazione. In quel tempo la nostra reale amica, la Gran Bretagna, ci ricevette con solidariet. Rimasi l a lavorare, pur essendo nello spirito costantemente assieme ai miei connazionali di cui si stava spargendo il sangue, inutilmente e crudelmente, per mano degli Italiani: con le chiese ed i monasteri dati alle fiamme; assieme a coloro che furono costretti a cercare rifugio presso le terre straniere; assieme ai sofferenti ed agli afflitti nei deserti, nelle grotte e nelle foreste della loro terra natia. Quanti furono i giovani, le donne, i preti, i monaci disumanamente massacrati in questi anni? Voi sapete che soltanto ad Addis Ababa ne perirono molte migliaia durante i 3 giorni seguenti quello di San Michele, il 19 Febbraio 1937. Il sangue e le ossa di coloro che vennero uccisi con picconi e vanghe, che vennero squarciati con asce e martellati sino alla morte, trafitti dalle baionette, bastonati e lapidati, di coloro che vennero bruciati vivi assieme ai propri figli nelle loro case, di coloro che morirono di fame e sete in prigione, piangevano per la giustizia. Tutti sanno che questi atti di barbarie e crudelt non furono perpetrati esclusivamente ad Addis Ababa, ma in particolar modo nelle province dell'Etiopia. Difficilmente sarebbe possibile trovare qualcuno che non sia stato catturato e percosso, preso a calci, umiliato ed imprigionato. Adesso passeremo alla nuova storia che ci dinanzi. Cinque anni fa le forze fasciste entrarono nella nostra citt capitale. Quindi Mussolini annunci al mondo che egli aveva stabilito un Impero Romano nel nostro paese, l'Etiopia. Egli credeva che la terra che aveva dichiarato d'aver conquistato sarebbe rimasta perennemente nelle sue mani. L'eroismo del popolo etiope conosciuto nella storia. Ma esso non ebbe la possibilit di ottenere gli armamenti di cui necessitava, in mancanza di uno scalo attraverso il quale importarli. 52 Nazioni condannarono Mussolini per ci che aveva commesso. Ma egli si glori della sua violenta opera senza curarsi dei loro giudizi. I passati cinque anni hanno costituito un periodo oscuro per te, popolo mio. Ma non hai mai smarrito la speranza, e poco per volta ti sei sparso tra le colline etiopi. Il nemico mai os avventurarsi presso le montagne nelle quali eravate poich, sopportando ogni amarezza ed afflizione, voi, guerrieri d'Etiopia, nei passati cinque anni avete la vostra libert. Malgrado egli non potesse conquistare il paese, spese comunque molte migliaia di milioni di lire, dichiarando che stava civilizzando ci che egli avrebbe potuto controllare. Egli non impieg tutto quel denaro perch intendeva migliorare la condizione dell'oppresso popolo etiope e mitigare l'ingiustizia che aveva commesso. Egli voleva fondare una colonia fascista nella nostra Sacra Terra d'Etiopia ed imporgli il regime dell'oppressione che aveva progettato. Cerc di sterminare la razza etiope, senza neppure prendere in considerazione l'idea di concedergli l'amministrazione di un mandato o di un protettorato, che in ogni caso sarebbe stato considerato come un pesante giogo per un popolo libero. Ma tutti i denari, contati per migliaia di milioni, e tutti gli armamenti preparati non raggiunsero mai il fine a cui Mussolini avrebbe voluto destinarli. Nel momento in cui l'Italia rivel le sue intenzioni di entrare in guerra al fine di essere in grado si strappare alla Francia sconfitta quanto pi essa potesse, il numero dei soldati, la quantit di soldi e di armi che essa invi in Etiopia era enorme. Le truppe regolari che aveva raccolto non erano inferiori alle 250.000 unit; e fino all'ultimo per molti anni ammass provvigioni nell'eventualit che venisse circondata. Confidando nell'invincibilit della sua forza militare, e vantandosene, il governo fascista procedette all'instaurazione del regime totalitario nel nostro Paese. Ma accadde qualcosa che quel governo non aveva considerato. Lo spirito combattivo, essenziale nella guerra moderna, si rivel in voi. Voi foste capaci di distruggere il nemico che vi era superiore in numero ed equipaggiamento, poich siete un popolo in possesso di coraggio e misericordia, poich avete cooperato, poich conoscevate gli stratagemmi della guerra. Le truppe britanniche, che stavano combattendo per i diritti umani su altri fronti, avevano bisogno di tempo per prepararsi a venire in aiuto dell'Etiopia e liberarla. Ma voi, guerrieri etiopi, infastidivate il nemico interrompendo le sue comunicazioni, tormentandolo e limitandolo alle sue fortificazioni. Nonostante il gran numero di soldati nel quale egli riponeva fiducia, si rese conto che gli Etiopi, dal primo all'ultimo, odiavano lui ed il suo governo. Egli comprese inoltre che gli sarebbe stato impossibile vivere in una nazione di tal fatta ed in mezzo ad un popolo di tal genere. Anche con l'utilizzo del gas venefico e delle bombe, anche commettendo le sue atrocit, non pot pi sperare nel godimento di una sovranit sul Paese, al suo interno ormai minato. Egli realizz che i soldati che lo attorniavano erano avversari molto pi potenti di quanto non fosse egli stesso. Sfrutt l'audacia e spese il denaro che gli erano rimasti per affrontare i suoi avversari. Dunque si guard intorno, per vedere se vi fosse un posto in Etiopia nel quale trovare rifugio, ma senza successo. Quando giunse il tempo, il nostro grande alleato, il governo britannico, si prepar a sferrare l'attacco dovuto contro il nostro nemico. Appena venni a conoscenza di ci, partii dalla distante terra del Sudan, con noi confinante ad ovest, ed entrai nel Gojjam centrale. Qui il nostro nemico aveva vigorose posizioni fortificate, potenti truppe, aeroplani ed artiglieria. Confrontando il numero dei nostri uomini con quelli del nemico risult che avevamo un soldato per venti dei loro. Oltre a ci, non possedevamo artiglieria o aerei di cui poter disporre a volont. Il fatto che io mi trovassi fra i miei guerrieri subito attrasse molte migliaia di uomini. E la paura e l'ansia del nostro avversario accrebbe notevolmente. Mentre i miei soldati infastidivano e tagliavano le comunicazioni del nemico e dopo aver condotto le sue milizie aldil dell'Abbai (Nilo Azzurro), lo inseguirono verso lo Shoa ed il Begamder. Udii dunque la buona notizia che le truppe britanniche imperiali avevano, con incomparabile rapidit, occupato la nostra capitale e che stavano spingendo verso il Dessie, a Nord, e verso lo Jimma, a Sud. Allo stesso modo, le forze partite dal Sudan distrussero la fortezza di Keren con sorprendente forza e sconfissero totalmente il nemico. Ed appena giunto il tempo del mio ritorno nella capitale, ordinai ai miei soldati di spargersi in ogni direzione alla ricerca dei nemici, ed oggi mi trovo qui. Sono incredibilmente lieto di essere stato in grado di arrivare in questo luogo alla testa del mio esercito, d'aver sconfitto i nemici incontrati sul sentiero, e d'aver spezzato il potere del nostro comune avversario. Sono profondamente grato a Dio Onnipotente d'essere oggi fra di voi, nel mio Palazzo, dal quale il governo fascista fuggito. Popolo del mio paese, Etiopia!

Questo il giorno in cui l'Etiopia sta tendendo le sue mani al Signore, nella gioia e nella riconoscenza, rivelando la sua felicit ai suoi figli. Questo giorno, nel quale il popolo etiope libero dall'oppressivo giogo straniero e dalla servit eterna, e nel quale ho la possibilit di ricongiungermi alla mia gente, che amo e che ho desiderato ardentemente, verr onorato come una festa per essere commemorato annualmente come un Grande Anniversario Etiopico. In questo giorno ricorderemo quei guerrieri eroici che, determinati a non abbandonare il grande incarico affidatogli dal loro Padre, si sacrificarono, versando il proprio sangue e spezzando le proprie ossa per la libert e per la terra che essi amavano, e per l'onore del loro Imperatore e della loro bandiera. La storia dell'Etiopia render testimonianza a questi nostri combattenti. Le tribolazioni e le afflizioni, di cui abbiamo perso il conto e che non possibile enumerare con esattezza, le quali ci hanno colpito durante i cinque passati anni, saranno di grande insegnamento per noi tutti; con la diligenza, l'unit, la cooperazione e l'amore impressi nel vostro cuore, saranno un grande stimolo per voi nell'aiutarmi negli affari dell'Etiopia che ho in mente. Nella nuova Etiopia desidero che siate un popolo indiviso e dotato di libert ed uguaglianza dinanzi alla legge. Dovete unirvi a me nei miei sforzi per la prosperit del Paese, per la ricchezza del popolo, per lo sviluppo dell'agricoltura, del commercio, dell'educazione e dell'apprendimento, per la tutela della vita e delle risorse della nostra gente, e per il perfezionamento, a moderne linee, dell'amministrazione della nazione. E' mio espresso desiderio e fine meritare la benedizione con cui Dio nella Sua misericordia ci ha visitato, innanzitutto mostrando gratitudine verso i nostri alleati, i Britannici, concedendo alle truppe imperiali di combattere il nemico comune su altri fronti, ed inviando in loro aiuto soldati, ovunque essi possano servire; in secondo luogo, lavorando per il beneficio del popolo e del paese, stabilendo nella nostra Etiopia un governo che protegga la Fede e grazie alla quale essa sia rispettata, e garantendo la libert del popolo e la Libert di coscienza. Ci che dovrei infine annunciarvi, popolo mio, che questo un giorno di gioia per noi tutti. Oggi il giorno in cui abbiamo sconfitto il nostro nemico. Dunque, quando diciamo di voler noi tutti rallegrarci con i nostri cuori, non dobbiamo farlo in nessun altra maniera se non nello spirito di Cristo. Non ripagate il male col male. Non abbandonatevi alle atrocit che il nemico commise usualmente, sino all'ultimo istante. Badate di non deturpare il buon nome dell'Etiopia attraverso atti degni del nostro avversario. Noi controlleremo che sia disarmato e lo invieremo per la stessa strada da cui giunto. Dal momento che San Giorgio che uccise il dragone il Santo Patrono del nostro esercito come di quello dei nostri alleati, uniamoci con loro in una eterna amicizia, in modo tale da essere capaci di fronteggiare il dragone crudele e senza Dio che si nuovamente levato e che sta opprimendo l'umanit. Vi ordino di considerarli come fratelli ed amici, e di mostrargli benevolenza e considerazione.

H.I.M. Haile Selassie I

5 Maggio 1941

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