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Il
ruolo dell'ONU e le cause della guerra
AL
25° ANNIVERSARIO DELL'ONU
(ESTRATTI - 24 OTTOBRE 1970)
Durante
i trascorsi venticinque anni i risultati conseguiti dalle
Nazioni Unite, particolarmente in campo socio-economico ed
il suo salutare effetto sul processo di decolonizzazione sono,
tutto sommato, a suo credito. E sebbene lo stesso non possa
dirsi dei suoi sforzi nel trattare i principali problemi politici
che ancora attanagliano la comunità mondiale, il ruolo
che l'organizzazione ha giocato come forza per mantenere la
pace è certamente educativo e degno di nota.
Al riguardo, sarebbe opportuno notare che i conflitti armati
degli ultimi venticinque anni non hanno condotto al carnaio
degli anni tra il 1935 ed il 1945. Non sto insinuando che
i conflitti armati di questi ultimi anni non siano degni di
considerazione o che le vite perdute e le risorse sperperate
dovrebbero essere ignorate. Ciò che sto suggerendo
è che, data la tecnologia della guerra moderna, dobbiamo
essere devotamente grati di aver avuto più di un'opportunità
di redirigere le nostre energie a servizi più utili
per l'umanità. Nell'averci dato quest'opportunità
ed averci permesso di realizzare la scelta tra l'estinzione
e la sopravvivenza, credo che le Nazioni Unite abbiano giocato
un ruolo vitale. Se anche nessun altro, questo merito soltanto
giustifica la loro esistenza e la nostra devozione nei loro
confronti.
Ed in quelle occasioni in cui l'organizzazione ha fallito
la situazione riflette ovviamente la riluttanza, da parte
della comunità internazionale, di promuovere l'efficace
realizzazione degli scopi e dei propositi dello Statuto. Coloro
tra noi che conservano la triste memoria della mutila inoperosità
della Società delle Nazioni al momento della sua prova
più aspra, sono costretti a guardare ai momenti imbarazzanti
delle Nazioni Unite con il più grave interesse ed apprensione;
e certamente la necessità di ridurre ed eventualmente
eliminare tali momenti dovrebbe temprare i nostri cuori e
le nostre menti e spronarci ad uno sforzo maggiore, quali
membri responsabili della comunità internazionale.
Ho già fatto allusione al fatto che l'emergere e lo
sviluppo di qualsiasi istituzione umana, sia essa nazionale
o internazionale, non possono essere presi seriamente in considerazione,
né dovutamente apprezzati, se l'intergioco di forze
e circostanze che l'hanno portata ad esistere non viene preso
in considerazione. Per dirla in breve le Nazioni Unite sono,
come qualsiasi altra istituzione, essenzialmente un prodotto
della loro epoca. Il loro Statuto fu concepito e stilato da
persone che non si trovavano in una condizione di libertà
che permettesse loro di indulgere in futili ginnastiche divergenti
dalla realtà. La loro era una missione volta a preparare
un documento di scopi e propositi ad un tempo accettabili
in teoria e realizzabili nella pratica.
Tale missione giunse a compimento quando, dopo intricati negoziati
ed inevitabili compromessi, lo Statuto fu debitamente firmato
a San Francisco nel 1945. Le sue disposizioni sono di per
se stesse una testimonianza vivente della previdenza e della
saggezza dei suoi autori.
Ci vollero due guerre mondiali ed enormi sacrifici di vite
umane e di beni prima che l'uomo, ancora una volta, ritornasse
al buonsenso, nel momento in cui i padri fondatori delle Nazioni
Unite intrapresero un solenne impegno scritto di vivere in
pace tra loro e cooperare attivamente l'uno con l'altro.
Come l'Alleanza della Società delle Nazioni che l'aveva
preceduto, lo Statuto delle Nazioni Unite era basato su alcuni
presupposti fondamentali, primo tra i quali quello secondo
il quale gli Stati firmatari avrebbero adempiuto i propri
obblighi nei confronti dello Statuto nella totale buona fede.
Sfortunatamente la pietra d'inciampo, in entrambi questi documenti,
fu esattamente questo presupposto. Mentre i temi dell'Alleanza
e dello Statuto non sono in dubbio, è chiaro che la
condotta dei membri delle rispettive organizzazioni sia direttamente
responsabile per la liquidazione prematura della Società
e per i continui momenti d'imbarazzo delle Nazioni Unite.
Neppure questo dovrebbe suonare curioso o incomprensibile,
poiché è un dato di fatto che le persone si
dimostrino spesso capaci di distruggere le proprie azioni
più costruttive. Una prova abbondante di ciò
è fornita dalle caratteristiche ambivalenti della natura
umana e dalla mancanza di coerenza nella condotta delle relazioni
internazionali.
Considero la mia presenza qui oggi come un collegamento tra
il passato ed il presente. Quando nel 1936 il mio antico Paese,
dopo una prode resistenza contro l'aggressore che esso non
aveva provocato, cadde preda del suo nemico, il quale non
aveva rimorsi, divenne mio spiacevole dovere, in veste di
Re dei re d'Etiopia, apparire davanti alla Società
delle Nazioni per rivendicare aiuto per il mio popolo sofferente.
Oltre ed al di sopra della fede di una nazione brutalmente
invasa, patrocinai anche, in quel momento, la causa dei punti
più fondamentali della moralità internazionale
e della sicurezza collettiva. Sebbene le idee che enunciai
in quell'occasione non fossero affatto nuove, avvenne che
sia la mia apparizione davanti alla Società in veste
di guida di una nazione che le mie dichiarazioni erano senza
precedenti.
Ventisette anni dopo ebbi ancora l'opportunità di rivolgermi
alla Ventesima Sessione di quest'augusto organo delle Nazioni
Unite e di condividere le mie preoccupazioni riguardanti quest'Organizzazione
e la situazione mondiale in generale.
Oggi, mentre presenzio una volta ancora in questa sala, mi
trovo scontento riguardo alla situazione mondiale ed allo
stato di quest'Organizzazione. Anche mentre sono qui ora a
parlare, in Asia e nel Medio Oriente gli uomini sono serrati
in un combattimento mortale oppure affossati nelle trincee,
pronti a scatenare sull'avversario la furia totale degli armamenti
moderni al minimo movimento o pretesto. Il razzismo ed il
bigottismo continuano ad opprimere e degradare milioni di
miei simili Africani nella propria terra patria. Il sempre
crescente dislivello economico tra le società opulente
e quelle in via di sviluppo sul nostro pianeta si protrae
indisturbato.
Per quel che concerne un generale e completo disarmo, sebbene
siano stati compiuti alcuni progressi che noi tutti abbiamo
acclamato come segni che manifestano l'aprirsi di una breccia,
rimane ancora vero che viviamo non soltanto con il pericolo
di un conflitto nucleare sospeso su di noi, ma siamo anche
testimoni inermi dell'impudico spreco di risorse mondiali,
che potrebbero altrimenti essere impiegate per migliorare
il destino degli uomini in ogni luogo. Di conseguenza, è
dovere sacrosanto di tutti i leaders e di tutti i popoli interessarsi
a questo problema sino a che non sia stata trovata una soluzione
appropriata.
La Conferenza degli Stati Non-Allineati e la Settima Sessione
dell'Assemblea dei Capi di Stato e di governo dell'Organizzazione
dell'Unità Africana sono stati un successo in quanto
entrambe dedicate ai principi ed ai propositi dello Statuto
delle Nazioni Unite ed in particolar modo alla causa degli
Africani in Sud Africa che si trovano, pur senza colpa alcuna
da parte loro, servi nella propria terra.
È mia convinzione che se le Nazioni Unite debbano sopravvivere
come istituzione degna del rispetto dei popoli nel mondo,
devono duplicare i propri sforzi per liberare dalla soggezione
gli Stati coloniali. Credo con forza che la Sessione Commemorativa
non possa far altro che riaccendere la fiamma della libertà
tra questi popoli oppressi, adottando una dichiarazione di
guerra contro gli oppressori.
Credo che le Nazioni Unite possano fare di più!
Credo che esse possano fornir loro assistenza materiale, proprio
come sta facendo l'Organizzazione per l'Unità Africana,
sino a che i sistemi coloniali e razziali in Sud Africa non
siano condotti ad un termine.
Non dobbiamo temere che una tale azione potrebbe spaccare
le Nazioni Unite, perché l'intesa in Sud Africa è
un'alleanza di minoranze. Al contrario, poiché la stragrande
maggioranza della famiglia delle nazioni ivi rappresentata
è contraria a questa empia alleanza, gli Stati coinvolti
non possono in alcun modo colpire la nostra Organizzazione.
Un ruolo dell'ONU più vigoroso
Per quanto riguarda il benessere della specie umana, sono
convinto che le Nazioni Unite dovrebbero giocare un ruolo
più vigoroso che mai prima d'ora. È banale osservare
che a meno che le ricchezze del mondo non siano in qualche
modo rese fruibili ai popoli dei Paesi in via di sviluppo,
le conseguenze per l'umanità saranno talmente catastrofiche
quanto i risultati di un conflitto nucleare. Sicuramente,
correggere questa terrificante situazione non è un
qualcosa di irraggiungibile per l'ingegnosità umana,
mediante l'istituzione di misure che permettano ai Paesi in
via di sviluppo di raggiungere un livello di vita più
tollerabile per i propri popoli. Nel mantenimento della pace
e della sicurezza internazionale, nell'assicurare un accordo
sul generale e completo disarmo e nel raggiungere una risoluzione
pacifica dei gravi conflitti nel Medio Oriente e nell'Asia
sud-orientale, sono convinto che la presenza dei rappresentanti
della Repubblica Popolare della Cina in queste sale sia indispensabile.
L'assenza di rappresentanti di un così grande Paese
e di un popolo talmente industrioso mi si presenta come uno
di quegli errori che gli uomini sono abituati a commettere,
immaginando a stento le loro possibili conseguenze. Pertanto,
insistiamo presso quest'Assemblea ad abbandonare il suo corso
ed a rendere giustizia al grande popolo della Cina.
ALLA SESSIONE INAUGURALE IN AFRICA DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA
DELL'ONU
Il fatto che il Consiglio di Sicurezza (dell'ONU) stia oggi
prendendo in considerazione questioni talmente rudimentali
è un triste commentario alla storia dei nostri tempi.
Più di un quarto di secolo è già trascorso
da quando le nazioni del mondo registrarono nello Statuto
delle Nazioni Unite il fatto che il rispetto per i diritti
umani e le libertà fondamentali costituiscano una base
vitale per la promozione e la protezione della pace e della
sicurezza internazionale. Ancora, in Africa, né gli
sforzi delle Nazioni Unite e neppure il convincimento universale
della specie umana sono stati in grado di eliminare la negazione
dei diritti umani e delle libertà fondamentali, mentre
i popoli negli altri continenti hanno beneficiato di questi
fondamentali riconoscimenti.
Il colonialismo e la politica del razzismo impongono domande,
che scavano nell'anima, relative ai diritti umani, che gravano
egualmente sulla coscienza di tutti gli uomini e sulle nazioni
di buona volontà.
La storia prova in maniera evidente che la libertà
di cui godono in molti diviene fragile quando è tollerata
la negazione, anche ai pochi, dei diritti umani.
29 gennaio 1972
Le cause della guerra
La guerra in Vietnam ed il conflitto in Medio Oriente stanno
ancora continuando e molti dei tentativi di risoluzioni pacifiche
non sono stati incoraggianti. Nella nostra tormentata epoca,
ciò che è più necessario per i Paesi
è lavorare con lo sguardo rivolto alla ricerca di soluzioni
che rimuoveranno il pericolo della guerra. Quando lavoriamo
per la pace dobbiamo anche lavorare per il raggiungimento
delle condizioni che rendano la pace possibile. La constatazione
dell'eredità comune di tutti i popoli, la consapevolezza
della crescente interdipendenza tra le nazioni e l'indivisibilità
della libertà e del benessere di tutti i popoli sono
condizioni che aiuteranno in maniera sostanziale nell'edificazione
di una sana comunità mondiale. Crediamo che le organizzazioni
regionali e continentali possano essere il punto di partenza
in questa direzione. È in questo spirito che gli Stati
Africani Indipendenti hanno creato l'Organizzazione dell'Unità
Africana.
16 gennaio 1970
Le
piccole nazioni dovrebbero rifiutare di farsi strumenti per
la frizione incandescente tra le grandi Potenze. Ricevere
aiuti per lo sviluppo ed altre forme di assistenza dall'estero
non dovrebbe essere condizionato dall'obbligo di schierarsi.
Al fine di raggiungere quest'obiettivo, esse devono non soltanto
aderire ad una politica di non-allineamento, ma dovrebbero
anche opporsi e proscrivere in maniera consistente tutti i
piccoli conflitti causati dalla condizione prevalente sul
piano internazionale: la guerra fredda. In un momento in cui
ci stiamo battendo duramente per arrestare la corsa agli armamenti,
siamo convinti che una guerra nucleare minacci di devastare
il mondo intero. Tuttavia, dobbiamo lavorare assieme per la
conclusione delle piccole guerre che stanno consumando le
energie delle piccole nazioni e decimando il nostro popolo.
Oggi le grandi Potenze dovrebbero svegliarsi e giungere a
comprendere che la chiave dei propri destini e la loro gioia
futura non risiedono soltanto nelle loro mani. Non vi è
pace senza cooperazione.
Sia chiaro che i principi gelosamente custoditi dallo Statuto
dell'ONU e le risoluzioni adottate dall'Organizzazione non
esistono perché le piccole nazioni soltanto li rispettino
e li mettano in pratica. Negli sforzi per alleggerire la gravità
dei problemi mondiali, le piccole nazioni dovrebbero dire
la propria. Alle loro voci si dovrebbe prestare ascolto.
Un'atmosfera di reciproca fiducia e confidenza non può
essere stabilita quando ai diritti delle piccole nazioni non
è accordato il medesimo rispetto che a quelli delle
grandi Potenze.
Al fine di adempiere queste missioni, è essenziale
risvegliare la coscienza della specie umana. La forza e la
fiducia reciproca sono due qualità indispensabili per
conseguire l'obiettivo comune. Anche se vi è la forza,
il terreno comune della confidenza reciproca dev'essere stabilito.
Per stabilirlo, dobbiamo lavorare diligentemente. Una volta
che saremo in grado di realizzare quanto è umanamente
possibile, il resto potrebbe essere lasciato a Dio Onnipotente.
In modo che l'uomo che Egli ha creato a propria immagine possa
non essere distrutto, riponiamo la nostra fede in Dio.
All'ONU,
27 giugno 1965
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