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Al
Parlamento 1960
Meno
di due mesi fa, una sessione storica dell'Assemblea Generale
delle Nazioni Unite si è tenuta a New York. Durante
quest'incontro, diciassette Stati che avevano ottenuto la
propria indipendenza durante lo scorso anno, sedici dei quali
sono situati sul continente africano, sono stati ammessi a
far parte della più importante tra le organizzazioni
internazionali. All'Assemblea Generale di quest'anno presenziavano
i capi di parecchie tra le potenze mondiali di maggior rilievo,
il che attesta tanto l'importanza dei compiti che si affacciano
alle Nazioni Unite, quanto il ruolo sempre più cruciale
che tale Organizzazione sta assumendo negli affari mondiali.
Avendo Noi stessi lavorato senza riserve per il rafforzamento
delle organizzazioni internazionali votate alla causa della
pace e per il consolidamento del principio della Sicurezza
Collettiva, abbiamo inviato un messaggio personale alla sessione
d'apertura dell'Assemblea Generale, nel quale ci appellavamo
alle nazioni riunite in quella sede affinché facessero
tutto il possibile per giungere a decisioni sagge e solide,
volte a risolvere i problemi che il mondo d'oggi fronteggia
ed a diminuire le tensioni che separano e dividono le nazioni.
Abbiamo inviato presso tale Assemblea una delegazione capeggiata
dal Nostro Deputato Primo Ministro, ed abbiamo mantenuto un
contatto costante con la Nostra delegazione, con lo scopo
di dare ad essa le Nostre personali direttive. Le Nazioni
Unite si stanno ora occupando, tramite i comitati che le compongono,
delle questioni all'ordine del giorno e crediamo che i risultati
di tali lavori confermeranno ampiamente la fiducia che Noi
ed altri leaders mondiali abbiamo riposto in questa Organizzazione.
Abbiamo già fatto riferimento all'aumento, senza precedenti,
del numero di Stati africani che godono oggi della propria
libertà. Ci rallegriamo assieme ai nostri fratelli
africani dell'ondata inarrestabile che li ha condotti sulle
rive della libertà, e ci uniamo a loro in un abbraccio
nei risultati conseguiti in questi giorni. In particolare,
protendiamo una mano di felicitazioni e fratellanza al popolo
della Somalia, la cui indipendenza fummo tra i primi ad abbracciare
e supportare, e che possiede adesso questo, il più
prezioso tra i doni, per sé stesso e la propria posterità.
Confidiamo che i legami che congiungono i popoli di Etiopia
e Somalia possano, ogni anno che passa, crescere in maniera
percettibilmente consistente e che ogni sorta di difficoltà
che esiste o che potrebbe sorgere tra noi possa essere affrontata
e risolta in uno spirito di fiducia, rispetto ed amicizia
reciproci.
Durante questi ultimi mesi, il ruolo sempre più significativo
che le nazioni africane stanno giocando nella lotta dell'uomo
per la pace e la libertà è stato chiaramente
messo in evidenza nella crisi del Congo che, sfortunatamente,
rimane tuttora irrisolta. In Congo, siamo stati testimoni
dello scoraggiante spettacolo di uno Stato africano, appena
ora emergente dallo status coloniale, fatto a pezzi da interessi
mirati soltanto allo sfruttamento del popolo Congolese per
i propri scopi egoistici e che minacciano di trasformare questa
nazione da poco indipendente in una mera pedina nella lotta
che la guerra fredda comporta. L'Etiopia ha supportato l'indipendenza
e l'unità territoriale del Congo, e Noi abbiamo deplorato
quelle attitudini che hanno sino ad ora ostruito la sollecita
risoluzione delle difficoltà che affliggevano il Congo.
Nei Nostri messaggi rivolti ai leaders del Congo, abbiamo
insistito perché essi mettessero da parte le differenze
e le ambizioni personali e lavorassero assieme per l'unità
e la stabilità della nazione della quale essi sono
a capo. Se mancheranno nel fare ciò, la sofferenza
del popolo Congolese sarà certo intensa.
E' stato in gran parte grazie all'azione decisiva e risolutiva
delle Nazioni Unite in Congo ed al supporto che tale Organizzazione
ha ricevuto dalla grande maggioranza degli Stati africani
che una situazione potenzialmente esplosiva è stata
sino ad ora contenuta e che la minaccia che la crisi del Congo
avanza per la stabilità e la sicurezza del continente
africano non sono sfuggite fuori controllo. L'Etiopia ha prontamente
risposto alla chiamata delle Nazioni Unite per l'assistenza
in Congo. Quattro battaglioni etiopici stanno prestando servizio
in Congo sotto lo stendardo delle Nazioni Unite, ed esperti
e tecnici etiopici stanno lavorando all'interno della struttura
amministrativa che le Nazioni Unite hanno ivi creato. A coloro
i quali vorrebbero, in Congo, ostacolare i legittimi e normali
desideri del popolo congolese e sovvertire e dirottare le
forze al lavoro in qual luogo per volgerle ai propri propositi,
vorremmo dire soltanto questo. L'Africa ha lottato a lungo
e con determinazione per liberarsi dal giogo dell'oppressione
e dello sfruttamento. Gli Africani adesso, con la fine di
questa lotta in mente, con tale obiettivo a lungo agognato
in vista, non volentieri vedranno la vittoria strappata dalla
loro presa. Non cercate di perpetrare, in una qualche differente
maniera, le vecchie forme di sfruttamento ed oppressione economica
e politica. Se, in verità, la lotta basilare nel mondo
attuale concerne la mente degli uomini, allora quella nazione,
o gruppo di nazioni, che tenta di imporre il suo volere su
un qualsiasi popolo africano sarà ancora più
certamente sconfitta nel suo sforzo. L'Africa necessita, desidera
ed accoglie l'altrui aiuto, sia fisico che morale, ma l'Africa
deve nondimeno essere lasciata a sviluppare sé stessa,
la sua popolazione, le sue risorse, nella maniera che l'Africa
determina. Lasciate a noi, liberamente e senza apprensione,
la scelta tra il bene e il male, tra la giustizia e l'ingiustizia,
tra l'oppressione e la libertà. La nostra scelta sarà
quella giusta, e la Storia giudicherà noi, e voi, per
il meglio.
Pur essendo una piccola nazione, l'Etiopia è anche
intimamente coinvolta nell'allentarsi delle tensioni che guastano
oggi, così infelicemente, il regno delle relazioni
internazionali. Durante il corso della Nostra esistenza, abbiamo
sostenuto con enfasi la convinzione che nel principio della
Sicurezza Collettiva giaccia la migliore speranza per assicurare
la pace del mondo, ed abbiamo incondizionatamente fornito
il Nostro supporto alle organizzazioni mondiali che sono state
create per assicurare l'applicazione di questo principio.
Nel breve periodo della loro esistenza, le Nazioni Unite non
hanno deluso la fede che in esse avevamo riposto, e Noi continueremo
ad essere costanti nel nostro supporto all'Organizzazione
delle Nazioni Unite.
Vi è, tuttavia, un campo in cui le Nazioni Unite sono
state sino ad ora incapaci di schierare effettivamente la
forza morale che esse rappresentano e di intraprendere un'azione
efficace diretta alla dissipazione di un problema che pone
la più grave minaccia per il mondo. E' una realtà
evidente affermare che l'attuale corsa alle armi minaccia
non soltanto la più distruttiva impresa bellica che
il mondo abbia mai conosciuto, ma addirittura la stessa esistenza
dell'uomo e le condizioni della sua vita su questo pianeta.
Il fallimento delle grandi Potenze di raggiungere un accordo
effettivo sul disarmo non può essere scusato o giustificato
sul campo del fatto che il problema sia difficoltoso o complesso.
Nessuna nazione, non importa quanto grande o potente, detiene
oggi il diritto morale di insistere di poter seguire la politica
dell'illimitato armamento nucleare, nel momento in cui una
tale politica implica conseguenze di gran lunga superiori
al suo potere di controllarle. Quelle Potenze che possiedono
oggi la capacità di sostenere economicamente una guerra
nucleare non possono rifiutare di prendere tutte le misure
ragionevoli per diminuire la minaccia di un conflitto mondiale.
Sfortunatamente, osserviamo oggi le nazioni del mondo, sia
grandi che piccole, invocare i propri diritti da Stati sovrani
nel seguire una rotta che, a meno che non venga arrestata,
sarà in grado di condurre irrevocabilmente al disastro.
Le grandi Potenze aderiscono con ostinazione ad un politica
sugli armamenti che minaccia le più disastrose conseguenze
per tutti, ed i piccoli Stati, aspirando essi stessi alla
grandezza, ma timorose di incorrere nell'ira di coloro ai
quali fanno riferimento per l'assistenza, assentono in silenzio.
Questo percorso può condurre soltanto verso il caos
e la distruzione. Se l'uomo deve sopravvivere su questo pianeta,
la corsa alle armi che costringe oggi l'umanità nella
propria morsa irragionevole ed inesorabile deve essere arrestata,
ed è alle Nazioni Unite che tutte le nazioni, sia grandi
che piccole, devono guardare quale mezzo per conseguire tale
risultato. E' questo il compito, o meglio, il dovere delle
nazioni più piccole del mondo di esercitare i propri
massimi sforzi per assicurare che tutte le possibili misure
siano intraprese a questo scopo. Siamo compiaciuti di rilevare
che i Paesi più piccoli stanno giocando oggi un ruolo
più aggressivo e prominente nella richiesta di una
formula accettabile per il disarmo, e l'Etiopia promette il
suo completo supporto a questo tentativo. Dio, l'Arbitro Supremo,
ci giudicherà severamente se falliremo.
Gli
Etiopi hanno un egualmente impellente interesse nei confronti
del problema della discriminazione razziale. Durante la Nostra
esistenza, abbiamo abbracciato i principi di eguaglianza dell'uomo
e degli eguali diritti di tutti gli uomini di godere dei privilegi
della libertà politica ed economica senza riguardo
all'origine razziale, il credo o il colore. Nessun Africano
può accontentarsi dei risultati del passato o delle
prospettive del futuro a meno che e fino a che il fatto orribile
della discriminazione razziale, che degrada l'umanità
in generale, non sia stato cancellato dalla faccia di questo
Globo.
Nel mondo moderno, nessuna nazione può rimanere compiaciuta
di fronte alla sfida del futuro né riposare acquiescente
nell'auto-soddisfatta contemplazione dei risultati del passato.
Il cambiamento è la prima legge della natura, ed il
cambiamento è, nel mondo moderno, l'ordine del giorno.
Ogni nazione che non progredisce, il cui sviluppo rimane statico,
resta indietro. Abbiamo dedicato e votato la Nostra esistenza
alla causa dell'illuminato avanzamento del Nostro popolo,
che fummo chiamati a guidare trent'anni fa dalla Grazia di
Dio Onnipotente. Voi, membri del Parlamento, non meno di Noi,
dovete dedicarvi alla medesima causa. Il tempo che avete impiegato
in questo Parlamento durante gli ultimi tre anni e le ore
che trascorrerete qui durante l'anno a venire potrebbero,
in retrospettiva, dimostrarsi essere stati le più preziose
della vostra vita. Fate in modo da utilizzarle in maniera
saggia ed opportuna.
Possa Dio Onnipotente, il Nostro costante supporto e conforto,
benedire le Nostre opere volte all'avanzamento del nostro
popolo e coronare i Nostri sforzi con successo.
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