Di Mr.Bigga (del 03/07/2008 @ 21:18:43, in Dischi, letto 7 volte)
Ancora una prestigiosa ristampa “Deluxe” della Heartbeat Record. Esce infatti “Truths & Rights” di Johnny Osbourne, una vera e propria pietra miliare della reggae music, un disco osannato e apprezzato da tutti coloro che amano le roots vibes, nato alla fine degli anni ’70 quando, come gli storici raccontano, si mise in moto un vero e proprio meccanismo di recupero di vecchie basi rocksteady e del primo reggae.
Logico che molti di questi riddims provenissero da Studio One, fucina instancabile di suoni e vibrazioni. Lo stesso Coxsone Dodd guidava questo nuovo movimento di riscoperta e nel suo studio i musicisti rimodernizzavano basi che a loro volta avevano già trionfato come classici, rendendoli nella nuova veste più vicini ai nascenti suoni dancehall.
Nascono con queste modalità album quali “Live Loving” di Sugar Minott, “Bobby Babylon” di Freddie McGregor e appunto “Truths & Rights” di Johnny Osbourne, Non era la prima volta che l’artista aveva collaborato con Dodd, infatti il primo incontro risaliva al 1969, dal quale nasceva il brano “All I Have Is Love”. Poi Johnny si era trasferito in Canada, e quando nel 1979 fece ritorno in Jamaica incise subito tre singoli molto efficaci, Forgive Them", "Love Is Here To Stay" e "Jealousy, Heartache & Pain".
Proprio l’ultima tune è una delle bonus tracks contenute nella Deluxe version, insieme a qualche extended mix, una deejay version di Jah Jesco e Jucey Bravo e una dub version firmata da Dub Specialist.
Sono presenti, naturalmente rimasterizzate, i dieci brani originali di “Truths & Rights”, in primis la title track che a distanza di 30 anni ancora spopola in tutte le dancehall. Meno conosciute, ma di altrettanta solare bellezza sono “Can’t Buy Love”, “Jah Promise”, “We Need Love” e “Jah Stylee”.
Ma in generale è tutto il disco che va diritto al cuore, come detto un’opera fondamentale di grande efficacia sonora e interpretativa, come quella che posseggono tutti i dischi destinati a rimanere nella storia.
Tracklist
Truths and Rights
Children Are Crying
Can't Buy Love
Jah Promise
Nah Skin Up
We Need Love
Eternal Peace
Sing Jah Stylee
Love Jah
So Let Me In
Jealousy, Heartache & Pain
Luanda - Dub Specialist West Gone Black -
Jah Jesco & Jucey Bravo Truths And Rights (Extended Mix)
C’è un altro reggae festival in Europa che da 23 anni diffonde “good vibes” a tutti coloro che ci partecipano. Parliamo del Summer Jam, in programmazione questo fine settimana a Colonia in Germania. Sotto il motto di “Uniting The People Of The World”, questa edizione prevede un line up di tutto rispetto, da vivere e vedere in tre giorni intensi. Sul palco del festival tedesco sono passati tutti i grandi artisti, l’evento ha guidato sin dalla nascita la crescita della passione e della musica reggae nel paese europeo, oggi uno dei più attivi sul fronte della produzione e delle new realease, oltre che patria di Gentleman, artista oramai di caratura internazionale.
Musica jamaicana a 360 gradi, tutti gli stili sono rappresentati per poter andare incontro ad un pubblico eterogeneo nell’età, ma unito da un unico amore.
Nelle scorse edizioni si è sempre respirato il clima che solo un reggae festival ti può far respirare, unity, rispetto e tanta voglia di aggregazione e condivisione.
Dopo esserci già stato lo scorso anno, ottenendo un grande successo, ritorna Alborosie sul main stage, suddivisi questa volta in red stage e green stage. Altre punte di diamante sono Shaggy, Collie Budz e Jah Cure. Sul versante degli artisti che vivono un periodo di particolare successo segnaliamo Queen Ifrica, Etana, Pressure, Tarrus Riley e la sorpresa Rebellion The Recaller. Nutrita anche la rappresentanza dancehall con Busy Signal, Voicemail, Mr Vegas e Ce’cile. Per altre informazioni collegati a http://www.summerjam.de/
Di RasAle (del 03/07/2008 @ 09:30:02, in Interviste, letto 107 volte)
Dopo il ricercato incontro in Jamaica con Alborosie durante il Africa Unite/Smile Jamaica il concerto organizzato dalla famiglia Marley, questa volta Pupa Albo, fortunatamente si esibisce nella nostra città e Reggae Revolution e ReggaeZion non potevano mancare a questo evento importante.
Lo incontriamo in un' intervista esclusiva e ci racconta quando e come finalmente uscirà il suo primo debut album. Inoltre scopriamo che da Napoli Alberto è partito musicalmente con i suoi RNT , promosso dagli ex 99 Posse e nella città partenopea ritorna in una delle sue prime date del il suo Soul Pirate Tour, con ben 40 concerti in tutt’Europa. Il concerto è organizzato da uno dei suoi vecchi amici dei 99 Posse di una volta, c’è ancora Massimo Jovine che si esibisce con suo fratello Valerio alla voce in una nuova band tutta napoletana, che apre il concerto, ed è in imminente l’uscita con un nuovo disco dal titolo " In Viaggio" ma questa volta è puro reggae style. Stiamo parlando di Jovine band.
Dopo una lunga attesa il manager fa una dura opposizione ma ci facciamo annunciare sicuri che ci aprirà le porte del grande autobus. Alberto ha piacere a re-incontrarci e ci accoglie con il sorriso, ci ringrazia per il nostro lavoro e degli articoli su di lui pubblicati su questo portale che sono i più letti.
INTERVISTA ALBOROSIE - NAPOLI, 01/07/2008
Ras Ale : Ci rincontriamo, dopo l'intervista in Jamaica nel backstage di Africa Unite. Dal tuo concerto appena concluso abbiamo appreso che hai delle radici Napoletane
Alborosie: Beh tu ricordi che quando abbiamo iniziato con i Reggae National Tickets il primo disco era prodotto dai 99 Posse e dalla Flying Records, mitica, quindi per me Napoli è un pò l’inizio di tutto, io sono legato a Napoli che è una città bellissima e ci credo veramente "vedi Napoli e poi muori", ci credo veramente a questa cosa qui. Napoli è simile Kingston ha delle similitudini, quando vengo a Napoli per esempio tengo gli occhi ben aperti come a Kingston… ehh ehhh ( sorride)
Ras Ale : Why Pupa Albo inna Jamaica, lo hai anche scritto in tuo testo ma vorremmo che lo raccontassi ai lettori di Reggae Revolution
Alborosie: Eh… una Bella domanda, io sono convinto che il reggae mi ha scelto e non ho scelto il reggae, è un amore a prima vista, è come un amore con una donna quando ti innamori e dici oh si … cosa sta succedendo. Sono andato una volta in Jamaica con Steve Giant e sono partito nel 1993 mi sa, e da lì mi sono innamorato. E’ successo qualcosa , io sono un tipo molto depresso, molto depresso, usavo anche degli anti depressivi e la Jamaica era la mia medicina non medicina , con la Jamaica io mi tiravo su ed usciva quel sole sempre circondato da questi temporali, ed un giorno questo sole è diventato talmente grande dentro di me che ho dovuto farlo uscire e sono dovuto andare in Jamaica perché mi ha chiamato.
Mr Bigga: Alberto io ti volevo dare la possibilità di presentare il tuo tour Soul Pirate e soprattutto il disco quando uscirà ? voci dicono al Rototom Sunspalsh
Alborosie: Innanzitutto il disco lo facciamo uscire indipendente proprio al cento per cento , partiamo dalle radici, quindi da Giovedì prossimo abbiamo 10.000 copie con noi del disco e lo diamo a mano e poi comunque il mese di Agosto uscirà presso canali di distribuzione vari. In Italia c’e né uno in Germania un altro e così via.
Il Soul Pirate Tour praticamente 40° date in tutta Europa, faremo una decina di date in Italia e altre 30 in giro, andiamo ovunque, addirittura in Polonia e in Finlandia, Portogallo, Spagna Germania, Francia, Belgio, Olanda e chi ne ha più ne metta, poi torniamo in Jamaica ed andiamo in Canada e poi si va in Giappone, fino a dicembre siamo presi.
Mr Bigga: Non c’è quotidiano in Italia, stampa in generale che non parli di te, sono usciti articoli magari anche su quelli più impensabili, cosa è dovuta tutta questa attenzione nei tuoi confronti, qualcuno ha parlato di una favola
Alborosie: Questa attenzione è dovuta al fatto che io sono molto piccolo, la mia cosa non è grande e la voglio piccola. Io non sono fatto per MTV, il reggae non lo so, io lo vedo come un fenomeno meraviglioso che può essere anche di nicchia e quindi c’è attenzione. Quando si vede un fenomeno piccolo che cresce, comunque così ci si chiede ma come mai, ma non c’è dietro un disco un video ma solo dei vinili ed allora questa cosa attrae no e poi si chiede ma cos’è questa cosa qua e poi magari sei un Italiano che va in Jamaica .. ma allora la sai qual è la morale di questa cosa? Che talvolta la strada più lunga è la migliore.
Ras Ale : Questo è stato uno dei motivi per non decidere di fare uscire il disco con la Greensleeves attualmente acquisita dalla Vp records.
Alborosie: Queste due etichette non garantivano promozione non garantivano nulla, ci davano solo un come si dice advance - un anticipo, ma noi non volevamo soldi, noi volevamo un disco fuori, volevamo un disco con un pò di promozione dietro, perché il disco è per il mondo non solo per l’Italia è un disco per tutto il mondo, quindi ci vuole un pochino di spinta, un paio di video e questa roba non era garantita. Addirittura noi siamo arrivati al punto di dire che non vogliamo soldi per questo disco qua, fatecelo uscire e spendete i soldi per fare la promozione ma questa roba non veniva garantita ed allora abbiamo detto vabbè noi non ci lasciamo fregare da nessuno lo facciamo uscire noi, perché di regalare la musica non va bene, se la devo regalare la regalo alla mia gente ma non a questa gente.
Ras Ale : Con la tua musica c’è anche l’ispirazione RastafarI , hai ritrovato anche questa vibrazione in Jamaica ?
Alborosie: Sii RastafarI in Jamaica è Cristo, RastafarI è tutto, è Dio, è equilibrio e quindi per me è importante, si nomina King Selassie anche quando non si deve nominalo, perché comunque è quotidianità, sono molto legato a questa figura spirituale perché è un ispirazione, una fonte di energia che mi fa continuare appunto e quindi è semplicemente così, SelassieI è un Cristo come Gesù sono i maestri ed io devo seguire solo le loro indicazioni e non mi perdo.
Mr Bigga: C’è un pezzo in particolare che mi piace è Police, volevo chiederti come l’ha pensato e come è venuto fuori il testo
Alborosie: Tutti paesi del mondo hanno problemi con la polizia, questa polizia è birichina, questa polizia qua e caca’ cazz’ ( si esprime in napoletano) ma com’è ?
Questi qua quando hanno la fiamma si montano… in Jamaica sono più carini, li liquidi con una sigaretta, sono più alla mano dai ti pago una birra. Qui invece qui in Italia sono de ferro ed allora "Police man n Soldier fi stop pressure Natty dreadlock" (ripete le parole della sua canzone) quando mi vedono pensa negli aeroporti c’è ancora questa visione e quest’immagine del ragazzo con i dreadlock e quindi è lui. Invece non si sono mai resi conto che quelli in giacca e cravatta sono i criminali, non quelli come me.
Mr Bigga: Un impressione su questa serata qui a Napoli, ricordo il tuo primo concerto qui a Napoli, io c’ero ed anche il primo disco promosso dai 99 Posse, in particolare un pezzo Anima Caribe un pezzo che ho sempre amato tantissimo, insomma cosa ti è sembrato ? …. ci hai detto che ti aspettavi più gente però
Alborosie: Beh io ricordo ancora bene che la scena di Napoli, quando si parla di reggae è sempre un pochino .. non è Roma non è Lecce non è Milano, questi posti fai un concerto reggae… a Roma ieri per esempio abbiam fatto il delirio proprio.. c’è da dire che è Martedì sera, c’è da dire che è un momento storico particolare. Non è sempre colpa dell’artista sai la gente, è la gente certe volte la gente ha i cazzi suoi e questa roba va rispettata. Noi saliamo sul palco ci proviamo facciamo quello che dobbiamo fare, c’era un volume di gente ci siamo divertiti tutti è stato bello. Ricorda oggi ci sono 300 persone, domani 700 finchè suoni bene, non puoi sbagliare, noi abbiam suonato bene ci siam divertiti, quindi sono sicuro che il prossimo anno che torniamo saranno il doppio. Magari la prossima volta lo facciamo di sabato ed arrivano 2.000 persone.
Parte oggi la 15° edizione del festival italo-europeo ed oltre ad essere stata confermata la presenza dal 10 al 12 luglio del Ministro della cultura e turismo giamaicano Olivia Grange che con una delegazione sarà ospite del Rototom Sunsplash reggae festival è giunta all’organizzazione del maggior festival reggae europeo la richiesta ufficiale da parte della Repubblica Federale Democratica dell’Etiopia, di ospitare per tutto il festival Ms. Leila Mekuria Worku.
La signora come rappresentante del ministro del turismo e cultura etiope parteciperà ai dibattiti, alla Reggae University e a tutte quelle iniziative che possono permettere la costruzione di un ponte ideale tra più culture.
Lo scopo principale è la proposta di una collaborazione tra il Rototom Sunsplash e il festival internazionale “New generation-new attitude concert & campaign” che si svolge in Etiopia a dicembre.
Una intesa , attraverso l’organizzazione di eventi in comune, che permetta ai giovani di considerare la musica reggae come un testimone di alti ideali. Ovvero uno strumento indispensabile per far evolvere la società in modo migliore al di là di ogni barriera, razzismo e discriminazione.
Mentre vi faremo sapere per il link in Etiopia vi proponiamo il video pubblicato su Repubblica.it della presentazione del festival in Jamaica
Per chi se l’è persa, era fuori Roma o ha avuto altri impegni, ecco le foto della festa della Lista di Reggae Revolution svoltasi al CSO Spartaco di Roma il 27 giugno, che testimoniano il rinnovato interesse di non essere solo una mailing list astratta.
Finalmente dietro un nick name o un’ e-mail, si è scoperto il volto un fratello/sorella o semplicemente di un amico con cui si sono scambiate tante opinioni ed informazioni in tutti questi anni. Quindi non solo la una festa della musica ma anche della fratellanza. Da dietro ad un pc ci si ritrova fisicamente a Roma. L’incontro è stato decisamente piacevole, lo Spartaco accogliente e pieno di tavolini ha permesso scambi di idee e conversazioni tra coloro che partecipano la Lista di discussione più importante in Italia.
A ruba letteralmente sono andati i pensierini che il gruppo di moderazione ha donato a chi era presente. Ora lo possiamo dire , il regalo che vi attendeva all’ingresso era una spilletta giallo-rosso-verde con inciso il nome “ Lista di Reggae Revolution” un pensiero a quanto pare gradito da tutti .
Presenti anche gli organizzatori del Conscious Roma Splash una manifestazione che si svolgerà all’ Acrobax sempre a Roma ma il 25 e 26 Luglio, con Aron Silk direttamente da jamdown.
Musicalmente nulla da confutare sulla selezione dei due sound system presenti quali Melody Roots e Conscious Sound mentre ottima anche l’esibizione della giovanissima band dei Yellow Moods No resta che attendere un altro anno quindi per festeggiare il secondo raduno della Lista e degli amici e fratelli che ci hanno accompagnato in questa splendida serata.
Oggi 1° luglio si celebra l’International Reggae Day, un’iniziativa partita qualche anno fa sotto buoni auspici, senza però confermare le attese.
Se si pensava che in ogni angolo del mondo, la data venisse celebrata con feste e manifestazioni varie, nulla di tutto ciò è accaduto e se oggi l’iniziativa va avanti, si deve a coloro che ancora ci credono e che idealmente scelgono questo giorno per dedicarlo ad un aspetto particolare della reggae music.
Quest’anno in Jamaica è l’occasione propizia per affrontare uno dei problemi più spinosi, quello dei diritti d’autore. Un argomento dalla grande rilevanza e sul quale è necessario elevare la consapevolezza sull’importanza e sul valore economico di tale diritto.
Inoltre è stato stipulato un accordo con la fondazione Toots, così da ricordare anche i 40 anni della reggae music, che in maniera arbitraria o meno è stato deciso di fissarlo nel 1968, quando appunto Toots and Maytals registrarono la canzone “Do The Reggae”.
Sul tema dei diritti, proprio oggi si terrà un incontro tra agenzie organizzative e associazioni di artisti, è infatti oramai maturo un piano d'azione per meglio tutelare la propria cultura, soprattutto se questa può diventare un’inaspettata voce d’introito per l’economia locale.
Di Mr.Bigga (del 30/06/2008 @ 21:48:13, in Riddim, letto 70 volte)
“General Penitentiary” è uno dei tanti bei pezzi appartenente al repertorio dei Black Uhuru, band che tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, hanno rivoluzionato la scena reggae con i loro ritmi sincopati e ipnotici. La loro influenza arriva fino ai giorni nostri, ispira tanti giovani che si affacciano alla reggae music e che in quelle vibes trovano tanto materiale cruciale al quale attingere.
Proprio sulla base di “General Penitentiary” viene realizzato questo nuovo progetto, al momento quattro version che poco si discostano dallo spirito originario di quella canzone.
In verità, a parte le tante tunes che alla stessa canzone fanno chiaramente riferimento, nel 1996 la Penthouse aveva già ripreso il riddim sul quale si erano misurati artisti del calibro di Beres Hammond insieme a Marcia Griffiths, e Richie Stephens.
Ora sulla stessa base, registrata originariamente nel 1979, posano la propria voce Tony Rebel, Tarrus Riley, Warrior King e Brave Heart, a produrre il tutto ci pensano “Bulby York” e Lynford “Fatta” Marshall, su etichetta Fat Eyes (dei veri e propri veterani della produzione). Lo fanno senza perdere lo spirito e le cadenze caratteristiche di quel particolare periodo storico, riuscendo ad ottenere così un risultato davvero ottimo, così come tutte buone se le quattro versions.
A partire da Warrior King, che sul battito iniziale della base entra dicendo “Oh Yeah i praise Rastafari everyday”, Tony Rebel con il suo riconoscibilissimo deejaying style lancia “Call Me Name”. Ma il top si raggiunge con Tarrus Riley, la sua “Stop Watching” è, come direbbero i jamaicani, davvero “maad”, ed ispirata è anche “Cool Shade” di Brave Heart (nella foto), artista jamaicano ancora poco conosciuto ma con buone potenzialità per emergere.
Lo avevamo promesso, per questo nuovo appuntamento con le charts jamaicane vi raccontiamo l’ascesa e il ritorno di Terry Linen, una delle voci più particolari della Jamaica. Momento fortunato per il singer, presente nella Top 20 Reggae Singles con due brani, “Mood For Love (Missing You) ora al primo posto e “No Time To Linger”.
Era un po’ di tempo che Terry Linen non realizzava singoli e dopo un travolgente successo iniziale, sembrava che la sua stella si fosse spenta per sempre. “Mood For Love”, stampato su etichetta Uplifting Music International, rispecchia quella che sempre stata la proposta musicale dell’artista, ovvero un reggae lover style volendo anche mieloso, ma di incredibile efficacia e dolcezza.
Non nascondo che anche il sottoscritto in uno dei primi viaggi in Jamaica (1999) rimasi catturato dalle morbide cadenze della tune “My Love Is Your Love”, un rifacimento di un brano dell’artista americana Withney Houston, che divenne nel giro di poco tempo una hit mondiale. Appartengono a quel periodo altri singoli quali “Love Is Coming At You” (feat Capleton), “Show Me Oh Lord”, “Where De Broken Hearts Go” e “Call On Friend”.
Poco dopo esce anche il primo album, prodotto così come accade anche per il secondo, da Anthony Red Rose, vecchia gloria della musica jamaicana. Sull’onda del successo arrivano altre due “big tunes”, “Couldn't Be The Girl For Me" e "Save Me Jah Jah Jah". Poi un lungo momento di stasi, di lui si perdono le tracce anche se partecipa a diversi concerti, sempre accolto con affetto dal pubblico jamaicano, che nella sua voce più volte riscontra le tonalità dell’indimenticabile Garnett Silk.
“Mood For Love” è una tenera ballad, di facile ascolto e per questo molto incisiva, soprattutto per una massive che sta come non mai dimostrando il proprio attaccamento alle “love songs”.
Terry Linen - Mood For Love
Terry Linen - No Time To Linger
TOP 20 DANCEHALL SINGLES
1) Nah Go Nuh Weh - Vybz Kartel- Big Ship
2) Gully Creepa - Elephant Man - Seanizzle
3) On The Rock - Mavado - Baby G
4) Wine Gal - Beenie Man - TJ Records
5) Money Changer - Mavado - Juke Boxx
6) The Mission - Stephen & Damian Marley - Baby G
7) Laptop - Macka Diamond - D-Ice
8) Dancers Anthem - RDX - Apt 19
9) Chiney-K - Mavado - Big Ship
10) Falling Down - Stacious - John John
11) Stinking Rich - Serani - Daseca
12) Dem Nuh Want Nuh Gal - Assassin - Board House
13) Ting Dem Tall - Chino - Big Ship
14) Nuh Linga - Elephant Man - Board House
15) Money Fi Spend - Vybz Kartel - Big Ship
16) What Have I Done To You - Bugle - Daseca
17) Gimmi Likkle (Pickney Nah Hold Yu Dung) - Beenie Man & Sexy P - Born So Records
18) Study People - Serani - Fire Links
19) Hustle - Andrew & Wada Blood - Fire Links
20) (Even If Mi Lef Di Gully) Don't Worry - Mavado - Daseca
TOP 20 REGGAE SINGLES
1) Mood For Love (Missing You) - Terry Linen - Uplifting Music International
2) Mercy Please - Black Judah feat. Warrior King - Teflon Blood
Di Mr.Bigga (del 29/06/2008 @ 12:00:00, in Dischi, letto 151 volte)
Dopo Cocoa Tea, anche “Mr. Fyahman” rende omaggio a Barack Obama, nella speranza che possa essere lui il prossimo presidente degli Stati Uniti. Il titolo è una vera e propria attestazione di fede e di speranza, la tune si chiama infatti “Obama - People Want Change”, si apre con le parole del candidato afroamericano, prima che Capleton entri con la sua energia e determinazione nell’enumerare quanti vantaggi una tale elezione potrebbe portare.
Naturalmente è necessario che Obama mantenga le promesse fatte in campagna elettorale, più giustizia, basta guerre e un futuro più luminoso per l’umanità. Il pezzo è bellissimo, intenso ed emozionante, uno dei migliori di King Shango (lo potete ascoltare alla fine dell'articolo).
Sul fronte album c’è ancora da attendere, al momento l’ultimo disco ufficiale di Capleton resta “Reign Of Fire”, uscito nel 2004. “Bun Friend”, ora nei negozi, è l’ennesima raccolta anonima di pezzi nemmeno tanto belli, messi insieme dalla label Penitentiary, non nuova in queste operazioni che potremmo definire di discografia occulta e parallela.
16 brani, molti dei quali non lasciano traccia, appartenendo alla fascia in penombra dell’iperproduzione dell’artista. Da ascoltare, anzi da riascoltare perché sono pezzi che hanno già qualche anno, sono “Long Time”, “Fire Blazing”, mentre sul beat più potente si pongono all’attenzione “Put Dem In Di Pit”, “Chant Mi Song”, “Yo Better Den” e “Music”.
Un disco che non aggiunge ne toglie nulla alla carriera discografica di Capleton, consigliato solo agli incalliti collezionisti.
Il 13 luglio comincia ufficialmente il Reggae Sumfest n°16, uno degli avvenimenti più importanti di musica reggae e dancehall, ancora capace di attirare migliaia di turisti che si riversano sull’isola solo per assistere almeno uno volta nella vita a questa manifestazione. Definito quasi del tutto il line up, particolarmente prestigioso e ricco come non mai. I media hanno concentrato per il momento la loro attenzione su due chicche del Sumfest, ovvero la presenza di Jonh Holt e il ritorno in grande stile di Tarrus Riley.
Per l’autore di pezzi memorabili quali “Police In Helicopter” e “Stick By Me” è un doveroso riconoscimento ad una carriera artistica assolutamente fantastica. Il singer e il suo repertorio di lovers reggae e roots music, si esibirà sabato 19 luglio, nella rituale “Classic Night”. Per Tarrus Riley si tratta di un ritorno, questa volta però nella veste di una vera e propria star dopo l’incredibile successo di “She’s Royal”
Il singer, il cui nuovo album sta uscendo proprio in questi giorni, ha dato un piccolo assaggio della sua esibizione durante la conferenza stampa di presentazione del Sumfest, durante la quale i promoter hanno sottolineato lo stretto link up con gli Stati Uniti, lo stesso paese dal quale proviene Lil Wayne, la star internazionale di questa edizione. Un altro problema poteva essere quello di rispettare la nuova normativa sui rumori molesti, problema sembra risolto come annunciato dagli organizzatori che hanno detto di aver avuto l’autorizzazione per andare avanti fino a mattina.
Ma addentriamoci nel dettaglio delle serate, tralasciando i diversi party che si terranno sulla spiaggia e approdiamo alla serata più attesa, almeno dai jamaicani. Parliamo della dancehall night (giovedì 17 luglio) che vedrà tra l’altro, il riproporsi del vecchio scontro tra Beenie Man e Bounty Killer, una cosa oramai così abituale da aver perso tanto del fascino (se così possiamo chiamarlo) che lo caratterizzava qualche anno fa. Ci sono praticamente tutti i big, Elephant Man, Mavado, Busy Signal, Vybz Kartel, Anthony B (che dopo alcuni successi con pezzi dancehall è stato incluso in questa categoria), Ninjaman, Wayne Marshall, Erup, Assassin, D’Angel e Macka Diamond.
Per il venerdì spazio ai grandi esponenti del new roots, sul palco saliranno, tra gli altri, Jah Cure, Richie Spice, Cocoa Tea, Queen Ifrica, Courtney Jonh, Terry Linen e Pressure (una grande soddisfazione per l’artista delle Isole Vergini). Infine sabato 19 luglio è il momento dei grandi acts internazionali quali Beres Hammond, Etana, Jonh Holt e Tarrus Riley. Con l’aiuto dei giornali jamaicani cercheremo di seguire il Reggae Sumfest, se poi c’è qualcuno dei nostri lettori/lettrici che ha la fortuna di parteciparvi dal vivo,è già investito della carica di inviato speciale.
Barington Levy at Red Stripe Reggae Sumfest 1998
Buju Banton & Wayne Wonder CLASH OF TITANS Reggae SumFest 95
Per giorni la battaglia della Red Stripe contro le lyrics violente aveva occupato le prime pagine dei giornali jamaicani, I responsabili della birra più bevuta nell’isola avevano solennemente affermato che non avrebbero più sponsorizzato manifestazione nelle quali era prevista la partecipazione di artisti che dei testi turbolenti e volgari ne fanno una sorta di marchio di identificazione. In particolare era il Sumfest che avrebbe maggiormente sofferto della mancanza di sostegno da parte dell’importante sponsor, anche perché gli organizzatori non avevano rinunciato a chiamare proprio quegli artisti che la Red Stripe non voleva vedere nel line up.
Comunque nulla di quanto è stato detto sembra, almeno per il momento, essere stato seguito dai fatti, la birra nazionale fa infatti un clamoroso passo indietro e trincerandosi nella formula dell’obbligo contrattuale già assunto, versa la sua cospicua somme (300.000 dollari jamaicani) agli organizzatori della manifestazione, che come ogni anno si terrà a Montego Bay.
Da cinque anni la Red Stripe è lo sponsor ufficiale del Sumfest, oltre che di numerosi altri eventi. Difficile recidere il legame, soprattutto se in gioco ci sono forti interessi economici. Insieme ad altre importanti aziende, la Red Stripe aveva lanciato più volte delle campagne per la moralizzazione dei testi, ottenendo in verità risultati alquanto scadenti.
L’addetto stampa della società ha detto che l’appoggio del Sumfest, non significa che siano venute meno le condizioni per rifiutare la propria sponsorizzazione in tutti i concerti nei quali è chiara, scorrendo il line up, la matrice violenta. Quindi resta aperto lo spiraglio affinché la Red Stripe si tiri fuori da altre manifestazioni, anche se è tutto da vedere.
Ricordiamo che molti artisti (Beenie Man e Mavado su tutti), avevano risposto alle dichiarazioni dei dirigenti della Red Stripe, con la minaccia che sia loro sia tutti i fans non avrebbero più bevuto quella birra, e non è peregrina la possibilità che questo strumento di pressione possa portare a più miti consigli la Red Stripe stessa. Per il momento al marchio più famoso della Jamaica, non resta che sottolineare quanto i suoi interventi siano importanti in tanti altri settori, dallo sport alla salute, dall’istruzione all’economia.
Di Mr.Bigga (del 27/06/2008 @ 17:45:11, in Artisti, letto 44 volte)
Di Sista Kat possiamo sin da subito dire che la sua proposta musicale risulta essere più articolata. Se al centro del messaggio c’è sempre e comunque Jah Rastafari, il corredo sonoro è più eterogeneo, grazie ad influenze soul, R&B e hip hop.
Nata a Londra ma di origini indiane, la singer si trasferisce sin da bambina a Philadelphia, Lyrics positive, vibrazioni e potenza sono le caratteristiche principali della sua musica, un mix di idee e di concetti che si amalgamano bene, proprio perché ad unire il tutto c’è uno scopo preciso e chiaro.
Lo scorso anno è uscito “Inna Strenght”, l’album di debutto di Sista Kat, un disco che ha permesso alla Empress di farsi conoscere, soprattutto negli Stati Uniti, dove ha preso parte a diversi concerti, mettendo in mostra una buona dose di intraprendenza e personalità.
“Inna Strenght” è senza dubbio un disco originale, abbastanza lontano dagli album prettamente reggae, se volete anche un po’ difficile nell’ascolto. Magari sentirlo una sola volta lascia perplessi, ma vi assicuro che questo disco ha bisogno di gradualità per fare breccia, e alla fine i brani ti appaiono in tutta la loro intensità.
Segnaliamo in primis “Hail The King”, “Seek Jah First”, “Keep Kool” e “Carry InI”.
Reggae Revolution List è un luogo nel quale da 8 anni gli appassionati di reggae si incontrano per scambiarsi informazioni, discutere, interagire e naturalmente conoscersi. Arrivata a quasi mille iscritti, la lista è una bella realtà della reggae massive italiana e per tutto ciò vanno sicuramente ringraziati i moderatori ma soprattutto vanno ringraziate tutte le anime che confluiscono ogni giorno, al solo scopo di dare sostanza al concetto di unity e condivisione.
Da tutti questi presupposti, nasce il reggae party di venerdì 27 giugno al Centro Sociale Spartaco di Roma, al quale parteciperanno nel line up i Mellow Mood, Melody Roots e il Conscious Sound, accompagnato per l’occasione da Mr. Dill e Mc Baco, tutti insieme per accogliere con le loro selezioni i tanti brothers e le tante sisters (si spera), che parteciperanno all’evento.
E’ un modo per affiancare alla conoscenza virtuale, l’incontro faccia a faccia, anche se alcuni volti di coloro che partecipano alla mailing list sono già visibili grazie all’iniziativa “Dai un volto alla lista”.
Lo spazio live sarà curato dai Mellow Mood, band di Pordenone nata nel 2004 e con alle spalle una consolidata esperienza di concerti. Ispirati dalla roots music, i Mellow Mood hanno un repertorio di canzoni nelle quali il tema di Rastafari assume una posizione di assoluto rilievo. Il primo singolo che li fa conoscere in Svizzera e poi nel nostro paese, si chiama “Jah Keep The Truth”, siamo nel 2006 e poco dopo esce un ep interamente autoprodotto dal titolo “Dem Crazy Jah”. Proprio quest’anno, sotto la supervisione di Paolo Baldini (uno dei producer italiani più preparati nel campo della reggae music), la band sta ultimando quello che sarà il suo album di debutto.
Il Melody Roots è una nuova creatura dei sound system italiani, anche se uno degli artefici del progetto è un veterano. Parliamo di Fabrizio “Mr.Roots” Laganà, la memoria storica del reggae, colui che ha scritto libri fondamentali quali Reggae Massive Discography e 100 Dischi Ideali Per Capire il Reggae, ora al lavoro su un libro che parlerà del reggae made in italy.
E per finire, direttamente da Napoli accompagnato da due dei sinjay più interessanti della scena campana e non solo (Mc Baco e Mr. Dill), arriva il Conscious Sound, con al controllo Ras Ale, Fyahstation e Stadium Bwoy.
Insomma gli ingredienti per una bella serata di vibrazioni, musica e divertimento ci sono tutti, non resta che vederci venerdì 27 giugno al centro sociale Spartaco, Tuscolana, Roma.
Di RasAle (del 27/06/2008 @ 11:44:34, in Rastafari, letto 119 volte)
"E' il sistema che corrompe". E sfascia l'orologio col martello ( vedi foto)
Wellington (Nuova Zelanda), 26 giu. (Ap) - E' stato il primo deputato-rasta della Nuova Zelanda.
Ma Nandor Tanczos è andato oltre le previsioni nel suo discorso ufficiale di addio al Parlamento e alla politica: ha salutato i colleghi rendendogli a modo suo omaggio e poi ha sfasciato in Aula, con un martello, l'orologio da polso che ha spiegato di aver dovuto comprare al momento dell'elezione e che lo ha fatto sentire "ammanettato" negli ultimi nove anni. Tanczos, seguace della religione Rastafari, aveva annunciato da qualche mese l'intenzione di lasciare il seggio (dopo non essere riuscito a diventare co-leader dei Verdi, annotano maliziosi i cronisti politici della Nuova Zelanda).
Perchè considerava arrivato il momento di "purificare" la sua anima, ha spiegato oggi ai suoi colleghi. Prima di liberarsi delle "sbarre della prigione del tempo" fracassando il suo orologio: "Oggi mi tolgo queste manette, perchè se vedo in che stato sono i nostri fiumi, la nostra atmosfera e la nostra gente, non ho bisogno di vedere un orologio per capire che ora è".
Agli atti, dopo le reiterate proposte di legge depositate nel tentativo di legalizzare la marijuana che lui fuma "per motivi religiosi", resta un discorso di commiato con un omissis: "Quando sono entrato in Parlamento pensavo foste tutti un mucchio di...". Frase completata in modo molto più gradito dagli ormai ex colleghi: "Ma mi sbagliavo, ci sono molte brave persone qui dentro.
L'idea che tutti i politici siano disonesti è sbagliata". "Ed è per questo - ha completato - che me ne vado. Il problema non è quante perone entrino in questo posto con intenzioni oneste, ma quante ne escano mantenendole intatte". Le lancette del deputato rasta si sono fermate qui.
Di Mr.Bigga (del 26/06/2008 @ 21:39:04, in Artisti, letto 49 volte)
Lo abbiamo sottolineato più volte, mai come in questo momento il reggae al femminile vive un periodo particolarmente magico. Queen Ifrica e Etana sono le portabandiera di un nuovo movimento di Rasta Empress, capaci di mettere insieme qualità musicale e testi profondi e conscious. Da poco, come già detto, è uscito anche il nuovo album di Queen Omega e Dezarie, altre due splendide esponenti della determinata “Jah Army”.
Continuiamo questo nostro viaggio e poniamo alla vostra attenzione altre due interessanti artiste: stiamo parlando di Empresse Cherisse e Sista Kat, alle quali ci sembra giusto dedicare due articoli separati.(Sista Kat lo pubblichiamo domani). Empress Cherisse è un’ennesima esponente di quello che potremmo definire il reggae dei Caraibi, movimento particolarmente numeroso e fecondo e con al suo interno esponenti di primo piano quali i Midnite, Pressure e Iba.
L’artista ne porta avanti lo spirito militante e le vibrazioni sacre nel nome dell’Imperatore Haile Selassie. Nel mese di gennaio è uscito “Serenity”, disco distribuito dalla Vibrants The Arts con sede a New York, artefice nel 2003 del progetto “The Anchants”.
Nata a Trinidad (il suo vero nome e Cherisse Morris) comincia a cantare sin dalla tenera età nel coro della scuola. Adolescente abbraccia la fede Rasta, così il reggae diventa il naturale strumento di espressione. Inanella alcune importanti collaborazioni con Beenie Man e Capleton, prima di approdare negli Stati Uniti alla ricerca della giusta opportunità.
L’amore per la roots music, i testi spirituali e una musica semplice e senza fronzoli, diventano immediatamente il suo biglietto da visita. Tutti elementi che troviamo in “Serenity”, nel quale sin dal primo ascolto non è possibile non farsi catturare dalle cadenze di pezzi quali “Warrior Princess” (una chiamata a raccolta di tutte le donne per affiancare i padri e i fratelli nella lotta contro Babylon) e “Searching”.
Voce d’angelo e tonalità dolci, l’hanno fatta definire la Sade del reggae (Sade è stata un’importante singer degli anni ’80 sospesa tra pop e jazz e arrivata al successo con pezzi quali “Smooth Operator” e “Your Love Is King”,ndr), dalle sue canzoni traspare un grande senso di pace e amore e soprattutto tanta “Serenity”, sin dall’inizio, quando con le corde della chitarra pizzicate dalle sue stesse mani, l’artista introduce la delicata “Queen Omega”, una ode alla donna che in quanto generatrice di vita è più che mai vicina a Rastafari.
Bella anche “Grabba”, dal suono sincopato ed ipnotico sul quale cucire una ennesima lode alle tante qualità dell’erba sacra. Ancora venti di battaglia (spirituale e morale, si intende) caratterizzano “Heart Of Leoness”, mentre il disco si chiude con l’unica combination presente, “She” con la partecipazione di Arif.
Un disco rootical e di grande intensità, molto lontano dai suoni pompati di oggi, ma forse proprio per questo incredibilmente affascinante.
Doppio appuntamento reggae questo fine settimana al Lido Don Pablo. Del ritorno di David Rodigan ne abbiamo già parlato, sottolineando l’importante traguardo di 30 anni di attività artistica di uno dei deejay più famosi al mondo. Sabato 28 giugno c’è però un’altra data importante da festeggiare, cinque anni di Gaiola Family, sound system napoletano giovane e intraprendente.
Nata nella magnifica cornice naturalistica della Gaiola nel 2003 dall’incontro di diverse anime accomunate dall’enorme passione per la musica reggae (U-Bronz, Ranking Pedro, il Gonzo e il Bonzai), la Gaiola Family cerca subito di promuovere serate negli spazi sociali occupati, in particolare al TNT. L’impostazione immediata è quella di ospitare all’interno delle danz altre realtà, arrivano così anche sound system fuori dalla Campania, formula che viene bene accolta dalla massive napoletana.
Arrivano anche le prime trasferte in altre città, ma soprattutto iniziano una serie di contatti artistici che saranno poi fondamentali per la storia della crew.
Memorabile resta la collaborazione con il Kinky Sound nell’organizzazione della serata che vede l’arrivo di David Rodigan per la prima volta a Napoli. All’appuntamento accorrono migliaia di persone, è un successo senza precedenti, forse come mai si era visto a Napoli (a memoria solo il concerto di Buju Banton ebbe un’accoglienza altrettanto numerosa).
La Gaiola Family diventa sempre più promotrice di eventi di una certa importanza, si deve all’attivismo dei ragazzi l’arrivo a Napoli di artisti quali Kink Kong, Rankin Joe e Cali P. Arrivano i primi cambiamenti all’interno della crew, nel frattempo la scorsa estate viene promosso l’artista africano Black Dillinger, fino ad arrivare ai nostri giorni dove a portare avanti il progetto Gaiola, sono rimasti U-Bronz e il Gonzo.
Cinque anni sono un traguardo importante, rendono coesa e determinata qualsiasi realtà, stabiliscono nuovi traguardi e nuovi obiettivi da raggiungere. Alla festa “on the beach” diversi saranno gli ospiti, in particolare Jovine, artista reggae napoletano, che ha già collaborato con la crew.
Busy è un altro artista che è all’attenzione di tutti, a causa della suoi testi violenti. I promotori del 12° Annual “St Kitts Music Festival” stanno esprimendo preoccupazione per il line up dello show, a causa dell'uso di linguaggio volgare, violenza e atti sessuali.
Hanno paura in pratica che si esporranno alle critiche di tanti ma soprattutto vadano contro le recenti indicazioni che il governo ha lanciato. Infatti il top liner designato per questo show è “Busy Signal” che sta vivendo un momento molto positivo, grazie a diverse tunes piazzate in classifica, ma come spesso accade non è tutt’oro quel che luccica.
I promotori infatti sono preoccupati a causa di molte frasi violente contenute nei testi che canta. Ora temono che Busy Signal per le sue "Gangsta" lyrics possa creare non pochi problemi proprio per uno dei suoi nuovi pezzi che sta riscuotendo molto successo. Si chiama "Step Out" in cui si incita le persone a usare la violenza per risolvere i problemi meglio con una pistola in mano.
La violenza nei Caraibi, in particolare in Jamaica, è in costante aumento, così le persone si interrogano se un festival di musica, possa permettere a Busy Signal di far parte dello show. Se poi si tiene in considerazione che Busy Signal piace molto agli adolescenti, per lo più maschi e non offre affatto un messaggio positivo, è come dire: aggiungere benzina al fuoco.
L'Amministratore del “St Kitts Music Festival”, Alistair Williams, ha informato il pubblico che questo evento è noto per offrire un ampio mix di espressioni musicali ma in termini di contratto a chiunque partecipi verrà consigliato che i loro testi devono essere canzoni pulite, non violente e che non sarà solo un buon consiglio. Ci si chiede perché invitare uno come Signal e poi farsi tutte queste domande .
Perché far esibire l’artista, più richiesto del momento, che però può diventare un vero e proprio boomerang contro l’organizzazione ?
Purtroppo le esigenze dello spettacolo di catturare l’attenzione della massive, avere un line up accattivante e garantire maggiori presenze di pubblico non tengono affatto in considerazione come troppo spesso accade dei valori e dei contenuti che poi la massive recepirà.
Di Mr.Bigga (del 25/06/2008 @ 21:36:52, in Dischi, letto 50 volte)
Sono trascorsi tre anni dall’uscita di “Destiny”, poi di lei si erano un po’ perse le tracce. Ritorna proprio ora che il reggae al femminile guadagna in notorietà e successo, pronta a recitare anche lei una parte da protagonista. Stiamo parlando di Queen Omega, Rasta Empress proveniente da Trinidad, presente sulla scena da ben 8 anni, senza però mai essere riuscita ad affermarsi definitivamente, nonostante avesse già realizzato quattro album e diversi singoli.
Il nuovo disco (anche se in realtà alcune sue parti erano già state registrate nel 2006) si chiama “Servant Of Jah Army” (Ariwa) ed è prodotto dal grande Mad Professor, elemento di per se già importante per quanto riguarda l’aspetto sonoro, la qualità di esso e la particolare cura che il producer inglese riesce a conferire ad ogni suo lavoro.
Bisogna ricordare che già a marzo di questo anno era uscito un ep, “The Revolution”, distribuito dalla francese Special Delivery e contenente al suo interno quattro tracce. Tra esse la bellissima combination con Gentleman (“Revolution”), il ganja anthem “Good Cannabis” e lo speciale tributo al padre “Big Up Papa”.
Ma ritorniamo a “The Servant Of Jah Army”, che può essere considerato il disco della maturità della singer dalla voce melodica ma a tratti anche aggressiva. Attorniata da bravi musicisti (Sly Dunbar, Drumtan Ward, Robbie Shakespeare, Don Chandler, Leroy Mafia, Black Steel, Caroline, Dean Fraser, Stepper, Rico) e più consapevole delle proprie capacità,
Queen Omega riesce a regalare agli ascoltatori, un disco di ottima fattura, profondamente ispirato e di grande intensità espressiva. Proprio in questi giorni l’artista di Trinidad sta attraversando in lungo e largo l’America e il Canada per proporre le suo nuove canzoni, oltre che alcuni dei suoi classici di maggiore successo (la singer vanta una serie di collaborazioni con Buju Banton, Sizzla e Capleton).
Il disco si apre con la meditativa “Works To Do, nella quale Queen Omega sottolinea quanto lavoro ci sia ancora da fare per diffondere la fede e lo spirito di Jah Rastafari. Più ritmate “Jah Army” e “Wicked Man”, entrambe corredate di una possente base new roots. Influenze dub, ben tagliate da Mad Professor, si ascoltano in “Never Run From Jah” (mai allontanarsi da Jah) e “Brighter Days” (i giorni luminosi che Jah ci regala se siamo capaci di vivere nella sua pienezza). Si chiude con la travolgente “Marching Marching”, con la quale insieme alla Empress “Marching to Zion, trodding to the Lion”.
Una delle notizie di cui parla tutta la stampa Jamaicana. Il leggendario Alton Ellis è tornato in Giamaica per far parte del documentario che verrà girato sulla musica Rockstedy dal titolo “ Get Ready to Rocksteady ” che culminerà in un concerto dove saranno presenti tutte le star che hanno contribuito a rendere grande questa musica.
Ellis, considerato come il 'Padre del rocksteady' per le sue hits anni '60 che hanno dato lustro e popolarità a questa musica, non poteva mancare assolutamente in un documentario che parlasse di questo stile che ha favorito la nascita del reggae e di cui è stato realmente un attore principale.
Nonostante i problemi di salute ora sembra stiia meglio è arrivato sull'isola Lunedì per il concerto che si terrà presso la National Indoor Sports Centre. Parlando ai giornalisti in una conferenza stampa al Norman Manley International Airport, Ellis ha spiegato l'importanza del Rocksteady anche nella musica attuale.
" Il Rocksteady è molto importante. "Rocksteady è l'uomo che suona. Lo shuffle and the bass è la struttura portante di questa musica. Alton espone e racconta con enfasi e amore tanto da colpire tutti i giornalisti accorsi alla conferenza stampa.
Il Singjay ha ricordato i tempi di “Girl I've Got A Date” il primo brano rocksteady che ho fatto", ha detto Ellis che attualmente vive nel Regno Unito.
Facendo riferimento agli artisti attuali come Sean Paul e Sasha's nel remake di “I'm Still In Love” Ellis ha evidenziato la sostenibilità del rocksteady nella musica di oggi Approvo la canzone sostenendo che è possibile fare una tune di un altro artista rimettendola a lustro e dando un'immagine comunque diversa ".
Ha ricordato nei suoi giorni iniziali " nessuna cosa allora era troppo estrosa ". . Con al fianco della sedia una chitarra Alton da qualche piccola dimostrazione significativa. Se Ellis sarà una delle figuri centrali del concerto, dice che non è ancora definito al 100% la sua presenza nel documentario, non tutti gli accordi sono stati siglati. Egli ha detto che vuole essere pagato per il suo lavoro, diversamente da come non è sempre avvenuto nei primi giorni della sua carriera.
"Se un uomo sta per fare un film storico della sua carriera, si prevede che ne ottenga qualcosa "
Intanto l’artista si sta battendo contro il cancro, con un trattamento che è stato fermato per il momento a Venerdì. Un Melanoma è un tumore, una parte importante del sistema immunitario che produce anticorpi per aiutare a combattere le infezioni e le malattie.
Per ora, Ellis dice che egli non canta come un tempo, ma fa canzoni per i suoi bambini. Dice se egli scrive e canta canzoni, essi saranno coscienti di quel che canta, le canzoni 'd’amore ' per i suoi bambini saranno l’eredità del padre. Il concerto sarà di sfondo per raccontare la storia mai scritta e vista in 90 minuti delle musica non solo le radici del reggae ma scava a fondo nel passato musicale molto ricco come quello jamaicano Il progetto del Documentario è stato organizzato in collaborazione con il Ministero della Informazione, Cultura, Gioventù e Sport in jamaica.
Si tratta di un documentario prodotto dalla Muse Entertainment & Hesse Greutert Film . Esso sarà girato a Montreal, New York e in Jamaica. E’ diretto e scritto da Stascha Bader e il suo team di produttori Valentin Greutert e Betty Palik, Robert Boulos, Simon Hesse e Michael Prupas. Si metterà in evidenza le esperienze di altri artisti rocksteady come Ken Boothe, Marcia Griffiths, Judy Mowatt, Alton Ellis, John Holt, Derrick Morgan,
Dopo essersi fatto trafugare migliaia di vinili, registrazioni e videotape, il governo jamaicano cerca di correre ai ripari, anche se di quell’immenso tesoro non si è conosciuta più la sorte. Il ministro della cultura ha infatti dichiarato di voler quanto prima approntare un museo dedicato alla musica reggae per mostrare le sfide e le conquiste della musica jamaicana.
L’annuncio è stato fatto il 17 giugno nella camera dei rappresentanti; durante il suo intervento Olivia Grange ha detto che la cosa più giusta da fare è quello di mettere l’immenso patrimonio di conoscenze e reperti a disposizione di tutti, invece che continuarli a tenere chiusi in polverosi archivi (soprattutto se poi vengono trafugati, aggiungiamo noi).
“Il Reggae Museum rappresenterà tutte le lotte e le conquiste della musica jamaicana, oltre a rappresentare una vetrina delle vibrazioni e dell’ethos della nostra cultura” – ha detto il ministro, che per l’iniziativa si avvarrà dell’aiuto del musicologo Herbie Miller.
L’intervento si è chiuso affrontando il tema delle comunità Rasta e Maroon presenti nell’isola. L’intenzione è quella finalmente di far conoscere questi aspetti così importanti per la storia e lo sviluppo della Jamaica.
Speriamo, come ci capita di fare quando a parlare sono i politici, che alle parole seguano i fatti.