"Mentre
fuori piove", è un titolo molto evocativo,
a cosa si riferisce?
Mada
- Il titolo, come il pezzo, esprime anzitutto il concetto
della contrapposizione tra il "fuori" e
il "dentro". Suggerisce un immagine calustrofobica
e si richiama all'atmosfera cupa che accomuna tutti
i testi del disco. "Mentre fuori piove",
si riferisce a quello che succede oggi. Vediamo precipitare
una pioggia acida, una pioggia che non lava e sporca
le coscienze. In particolare piovono notizie e immagini,
sempre più distorte e comandate. Quindi è
una pioggia essenzialmente mediatica. Il disco si
pone come una presa di coscienza di questa cosa e
la volontà di combatterla. Muovendosi alla
ricerca del sereno.
Bunna - Il titolo e il disco vogliono anche suggerire
un atteggiamento. È importante cercare di non
ridursi a parte di una massa non pensante, ma riscoprire
se stessi con un senso critico molto forte, che allo
stesso tempo permetta di distinguere tra ciò
che è vero e ciò che falso.
Musicalmente
il disco consolida stile e suono raggiunti in Vibra?
Bunna
- I dischi degli Africa sono degli episodi. Ogni lavoro
va ad esplorare territori nuovi, passando anche per
dimensioni già viste in precedenza anche se
con una maturità diversa, legata al tempo che
è passato. "Vibra" forse aveva un
approccio più elettronico. Mentre questo disco
è più "umano", più
suonato.
Mada - Secondo me questo disco è più
riconducibile a "People Pie" o "Babilonia
e Poesia", perché è un disco libero
e musicale. Episodi come l'intervento musicale che
c'è in "Muoio-good bye", o i dub
di "Rughe indelebili", sono cose che noi
non facevamo più da un po' di tempo. Così
abbiamo recuperato un suono molto più live.
In "Vibra", invece, le canzoni, erano più
strutturate e c'erano meno digressioni strumentali.
In "Mentre fuori piove", inoltre, io e Bunna
abbiamo ripreso a lavorare in équipe, proprio
come facevamo ai tempi. Mentre in Vibra, molto del
lavoro è stato fatto da Bunna.
Il
disco apre con "La storia", un brano in
cui si parla di guerra, prosegue con "Muoio-good
bye", un pezzo di resistenza, e "In piedi":
cosa ha ispirato i temi di queste canzoni?
Mada
- Anzitutto il momento storico che stiamo vivendo.
Poi vengono sviscerati all'interno di questi pezzi
vari temi. In "La storia", parliamo della
cecità dell'uomo nei confronti della storia
e dei suoi insegnamenti. "Muoio-good bye",
invece, è quasi una seconda puntata del "Partigiano
John", ambientata a Genova durante il G8. "In
piedi", poi, è una specie di inno alla
coerenza, di fotografia di quello che gli Africa Unite
pensano e sono contenti di essere dopo venti anni.
Bunna - "Mentre fuori piove", in generale,
si distingue dagli altri nostri dischi, perché
stavolta abbiamo deciso di prendere posizione rispetto
a diverse questioni di attualità in tutte le
canzoni. Invece, in tutti i lavori precedenti ci siamo
anche lasciati andare in cose just for fun. È
sicuramente l'album più militante degli Africa.
Uguale,
è un pezzo molto coinvolgente. Su una base
lover, cantate un pezzo che mi sembra scritto contro
la rassegnazione. Qual è il suo messaggio?
A cosa si riferisce la frase: "nessuno decida
per me"? Vi sembra che viviamo in un'epoca rassegnata?
Mada
- Più che rassegnata, la nostra è un'epoca
guidata. È una situazione più subdola.
Sembra quasi che non ci sia niente di cui preoccuparsi.
È in corso un gioco di potere che punta a farci
credere questo.
"Rughe
indelebili", invece, mi sembra il pezzo di maggiore
impatto nel disco. È il brano da cui emerge
il fatto che ormai il reggae lo avete completamente
metabolizzato e su questa base riuscite a scrivere
una musica originale, con un'identità propria
e ben definita: questa canzone, quindi, può
essere considerata la più rappresentativa del
disco musicalmenete?
Mada
- Non ci avevamo pensato. Ma in effetti, questo è
uno dei miei pezzi preferiti. È un pezzo ben
prodotto, con degli inserti di archi che creano una
tensione molto forte, seguita dall'apertura nel ritornello.
È un classico. Forse il pezzo più classico
degli Africa per il tipo di svolte armoniche e di
arrangiamenti.
Bunna - In questo brano, inoltre, c'è una mescolanza
molto forte fra testo e musica. Il mix diventa molto
evocativo, capace di suggerire immagini e sensazioni.
Il
vostro modo di comporre è rimasto lo stesso
di sempre (Mada scrive i testi e Bunna la musica)
o ci sono state novità?
Bunna
- In realtà, ora i nostri ruoli si mischiano
in continuazione. Mada si occupa fondamentalmente
dei testi e delle basi in studio. Io, nella mia dimensione
casalinga, abbozzo dei provini e mi occupo dell'aspetto
della canzone, cosa che ho sempre fatto e che mi riesce
più facile fare.
Mada - Io, mi occupo della produzione dell'arrangiamento
e di scrivere le parti per i fiati e cose del genere.
Stavolta abbiamo avuto al nostro fianco anche Ruggero
(Ru Catania, il chitarrista del gruppo) che ha dato
un importante contributo musicale e creativo con i
suoi arrangiamenti chitarristici e che ha scritto
anche il testo di "Muoio-good bye".
La
sceta di "What's going on" come cover da
cosa è dipesa?
Bunna
- Misurarsi con un pezzo non tuo è sempre una
bella cosa. La difficoltà di fare una cover
sta nello sceglierla. Questa canzone è stata
scelta perché è una canzone contro la
guerra, e affronta questo tema in modo molto poetico,
con una melodia molto dolce. Per questo ci è
sembrato un pezzo che si adattava benissimo al resto
del disco.
La
scelta di tornare al circuito indie da cosa è
dipesa?
Mada
- Il nostro rapporto con Universal era finito, per
contratto. È stata un'esperienza tutto sommato
positiva, come quella precedente con la Polygram.
Stavolta, però, abbiamo ritenuto interessante
percorrere una strada diversa, e ritornare a investire
in prima persona nel nostro disco e a conservarne
la proprietà. Ma la cosa di cui siamo più
orgogliosi è quella di essere riusciti a far
uscire il disco a 13 euro. Una mossa, intelligente
e giusta. E in questo ci hanno aiutato sia Venus che
Alternative Produzioni.
Bunna - Nel circuito indipendente, tra l'altro, c'è
anche un modo di lavorare più "dedicato".
Visto che la piccola etichetta tende a curare e seguire
maggiormente un prodotto, per evidenti ragioni di
dimensione.