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MIRROR RIDDIM
Di Mr.Bigga (del 14/02/2010 @ 10:00:00, in Riddim, letto 1004 volte)

Ancora oggi a due anni dall'uscita ascolto con estremo piacere il Golden riddim. A produrre quella base è stata la italiana Gold Cup Records con l'essenziale apporto della band River Nile. Una bella e consolidata realtà italiana, capace di guadagnare spazio e consenso in tutto il mondo. A quasi due anni di distanza arriva la nuova produzione della crew italiana, che proseguendo lungo una simbologia biblica, ha deciso di chiamare Mirror riddim. Anche in questo caso la Gold Cup coinvolge artisti affermati che possono subito spingere in alto la base e promettenti "new act".

Come il predecessore, il Mirror riddim è un dolce e coinvolgente one drop, che molto si ispira ai nuovi lavori jamaicani portati avanti in particolar modo da Don Corleon e da Kemar "Flava" McGregor. Un groove che subito ti prende, con altrettante riuscite versions. In un progetto italiano non possono mancare artisti nostrani e infatti nella tracklist troviamo il nome di Ras Tewelde e Lion D, due dei principali protagonisti della nuova e stimolante scena tricolore. Ras Tewelde è un artista che appoggiamo da tempo e lui sistematicamente non ci delude; la sua "Love The Life" è un appassionato inno alla vita ottimamente, interpretato dal singer di origini napoletane.

Una forte impronta spirituale è contenuta anche in "Behold" di Lion D, che ha piacevolmente impressionato la massive con il suo album di esordio uscito da poco. Magistrale è Lutan Fyah, che con grazia mista a vigore ci propone un'intensa "To Long". Teflon ci mette energia e rabbia e confeziona la version più infuocata con "Good Seeds". L'incontro tra il giovane talento di Ras Ijah e la bravura di Bushman produce "One More Load". Di grande spessore è "What Is This", interpretata da Nature, artista giovane e molto interessante e già segnalato sulle nostre pagine con un bell'articolo di Fyah Station.

Buono anche il contributo di Khari Kill e Jah Nyne, rispettivamente con "Mirror" e "How Do You Feel". Termino con il mio attestato di stima per la Gold Cup Records e per la River Nile band, veri fari di un reggae italiano che vuole essere nel mondo.