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Ora si contano i danni del passaggio di Ivan

L'organizzazione Christian Aid sta raccogliendo cibo, acqua, coperte e materiale per riparare le case danneggiate. I volontari intendono focalizzare la loro attenzione sulle zone del Westmoreland, Clarendon e St. Thomas.
Il governo jamaicano ha fatto una formale richiesta di aiuto alla comunità internazionale dopo gli ingenti danni subiti per il passaggio dell'uragano Ivan nei giorni 11 e 12 settembre. In un incontro svoltosi a Kingston il 16 settembre il primo ministro Patterson ha dichiarato che l'aiuto dei paesi esteri e delle organizzazioni internazionali offrirebbero alla Jamaica la possibilità di risollevarsi quanto prima dopo questo tremendo disastro.
L'uragano Ivan ha devastato tutto quello che ha incontrato lungo la sua strada. Ora gli oltre tre milioni di abitanti stanno provando a ritornare alla normalità dopo che le loro vite sono state sconvolte da quest'avvenimento. Il vento ha spazzato tutta l'isola danneggiando case, attività commerciali, fattorie e bestiame, esacerbando una situazione già difficile della Jamaica che è da anni alle prese con problemi socio- economici. Il primo ministro Patterson, dopo un giro della Jamaica dopo l'uragano, ha dichiarato che non c'è una parte dell'isola che non abbia subito danni. Le zone maggiormente colpite sono i parish Clarendon, St. Elizabeth, Manchester, Westmoreland così come parte di St. James e Hanover. Fino ad ora i morti accertati sono 18 anche se si registrano dispersi sulla cui sorte ancora non si sa nulla. Intere comunità e villaggi hanno subito gravissimi danni anche se la reazione della gente è stata straordinaria con gesti di solidarietà e di aiuto reciproco. Il piccolo villaggio Cottage nel Clarendon assomiglia ad una zona di guerra con le case divelte e i detriti dappertutto. Gli abitanti di questo villaggio sono senza casa e senza aiuto. Ad Harbour View, vicino Kingston, le case sono state trascinate via dalla furia del mare. A St. Elizabeth, considerato il maggior produttore di cibo in Jamaica, le fattorie hanno resistito seppur riportando notevoli danni alle strutture e alle coltivazioni, compromettendo in alcuni casi il raccolto. Il 40% delle abitazioni hanno subito danni strutturali.

A Kingston sono entrati in azione i saccheggiatori nonostante che lo stato di emergenza fosse stato dichiarato due giorni prima che Ivan arrivasse. Ad Arnette Gardens, a ovest di Kingston, i vandali si sono introdotti nella locale chiesa portandosi via i soldi raccolti per un progetto di assistenza ai poveri. A St. Andrew i danni maggiori si sono verificati nelle vicinanze del fiume Hope River. Proprio questa zona era stata negli anni scorsi oggetto di una selvaggia speculazione edilizia. Il fiume in piena si è trascinato intere case quasi a volersi vendicare di chi aveva danneggiato il suo equilibrio con l'abusivismo. Molti abitanti del villaggio di Tavern hanno detto di aver costruito case vicino al fiume perchè non potevano permettersi di farlo altrove. L'unico accorgimento è stato quello di costruire le case sulle colline circostanti ma nulla ha fermato la furia del fiume.

Le regioni nell'ovest dell'isola hanno subito notevoli danni. La Western Regional Health Authority ha sospeso le attività alle cliniche come la Cornwall Regional in Montego Bay; Savanna-la-Mar nel Westmoreland; Noel Holmes in Hanover e Falmouth hospital a Trelawny secondo le ultime notizie. Ad However, gli ospedali continuano ad occuparsi dei casi di emergenza.

A Flamstead in Montego Bay, centinaia di persone sono ancora alloggiate in sei rifugi visto che non hanno più le case dove tornare. Il villaggio costiero di Whitehouse, vicino all'aereoporto internazionale di Sangsterè stato il più colpito nelle vicinanze della seconda città della Jamaica. Circa 40 case hanno perso il tetto. Dall'altra parte di Montego Bay, a New Ramble, molte famiglie hanno perso la loro casa. Gli abitanti di Norwood hanno perso la loro chiesa.

Ad Hanover, alcune delle aree più colpite sono state Logwood, Jericho, Dias in Kingsvale, Orange Bay, Malcolm Heights and Haughton Courts a Lucea. In questi distetti più dell'80% della popolazione ha perso la propria abitazione o subito gravi danni. Molti si trovano ancora nei rifugi approntati dalle autorità locali.
Gli effetti sulle coltivazioni e sul bestiame sono stati devastanti. La totale distruzione delle coltivazioni agricole, degli alberi da frutta e del bestiame ha già provacato una scarsità di cibo e la situazione si va aggravando sempre di più. Anche se ci sono aiuti alimentari, c'è la paura che non tutti potranno riceverli a causa dellìinagibilità di molte strade.
Il primo ministro Patterson ha confermato che glio interventi in questo settore sono urgenti, specialmente per ricostituire l'autosufficienza alimentare. Il ministro dell'agricoltura Roger Clarke ha detto che ci sarà bisogno di svariati milioni di dollari per rimettere in piedi il settore agricolo.
Molte zone dell'isola sono ancora senza elettricità e acqua potabile. Addirittura manca la luce nell'80% del paese. Robert Patrick, vicepresidente della compagnia elettrica, ha dichiarato che ci vorrà ancora un mese per ripristinare l'energia nella quasi totalità della Jamaica. L'isola sta soffrendo per una cronica mancanza di acqua potabile.
Insomma Ivan ha messo in ginocchio la Jamaica e ora c'è bisogno di tutti gli sforzi necessari affinchè l'isola ritorni alla normalità.
Fonte: Christian Aid



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