Il
25 aprile è partita un interessante iniziativa promossa
daEXODUS
Ethiopian Cultural Service. Una raccolta firme per
erigere un monumento che ricordi il sacrificio, la lotta e
la tragedia del popolo etiope. Quello
che lItalia commise in Etiopia non può essere
rimosso con la restituzione dellobelisco di Aksum,
ma è importante dare un riconoscimento per limportante
contributo che i patrioti etiopi hanno dato per la sconfitta
dal nazifascismo .
La
raccolta firme procede e ottiene molti consensi ed è
per questo che riteniamo opportuno formare un comitato per
gestire la campagna di raccolta firme e dei fondi necessari
per la campagna stessa. Il comitato sarà formato dalle
associazioni e dai singoli cittadini che hanno dimostrato
interesse per liniziativa. Riteniamo che lassemblea,con
la vostra partecipazione,potrà essere un momento importante
per confrontarci ed anche valutare il contributo che ognuno
di noi può dare per questa campagna.
riportiamo un'interessante intervista
Napoli
di Storia e istituzioni dell'Africa: «Nel 1947 l'Italia
si impegnò a restituirla ma per sessant'anni non successe
nulla. Solo nel 1997 con il presidente Scalfaro il governo
si mise all'opera»
Stele
di Axum, il ritorno dopo ipocrisie e rigurgiti fascisti
di Vittorio Bonanni
Nella giornata di lunedì l'ultima parte della stele
di Axum è finalmente tornata in patria, cioè
in Etiopia, dove i fascisti la portarono a Roma dopo l'occupazione
del paese africane. Si conclude dunque una vicenda che ha
conosciuto non pochi ostacoli. Con il professor Alessandro
Triulzi,
docente di Storia e istituzioni dellAfrica presso l'Università
di Napoli LOrientale, ripercorriamo un po' le tappe
di una storia partita appunta durante il Ventennio. «Naturalmente
apprendo con grande piacere la notizia dellarrivo dellobelisco
in Etiopia - dice lo studioso - ma la valutazione della vicenda
resta assai più complessa. La stele di Axum è
stato un puro e semplice bottino di guerra trafugato per ordine
di Mussolini dallEtiopia ormai occupata dalle truppe
italiane in base a un presunto diritto di conquista. E di
preda. Fu trasportata su camion militari lungo laltopiano
etiopico dalla sua sede originaria, Axum, lantica capitale
della civiltà etiopica, fino al porto di Massaua in
Eritrea. Qui fu imbarcata su una nave e trasportata via mare
fino a Napoli. Di qui a Roma, dove fu rimontata di fronte
a quello che doveva essere il Ministero dellA. o. i.
(Africa Orientale Italiana) e che è ora il complesso
della Fao a Piazzale di Porta Capena a Roma, appena oltre
il Circo Massimo. Doveva dimostrare agli occhi del mondo -
aggiunge Triulzi - la rivincita su Adua, il segno del dominio
italiano sullEtiopia vinta, il simbolo di una presa
di possesso e del trionfo imperiale dellItalia mussoliniana.»
Che
cosa successo dopo la caduta del fascismo?
Dopo
la guerra, e la firma del Trattato di Pace del 1947, lItalia
si era impegnata a restituire beni e oggetti trafugati durante
la breve occupazione etiopica (1936-1941). Non lo fece. I
vari governi italiani che si sono succeduti da allora a oggi
si sono sempre rifiutati di onorare limpegno assunto
formalmente nel Trattato di Pace fino a questi ultimi anni.
Malgrado limpegno non sia mai stato formalmente rinnegato,
fu solo nel corso di una visita di Stato dellallora
Presidente Scalfaro, nel 1997 (lanno prima il governo
italiano si era rifiutato di partecipare alla commemorazione
per il centenario della battaglia di Adua), che tra varie
polemiche e proteste (di An, di Sgarbi, del Ministro Urbani,
e di singoli parlamentari della destra) il governo italiano
si accinse allopera. Senza grande fretta o impegno tuttavia.
Furono
formate varie Commissioni miste per accertare costi e modi
del trasporto, inviati tecnici, predisposte perizie.
Un iter burocratico creato ad arte, non crede?
Infatti
ogni volta la stele sembrava più pesante e più
difficile da trasportare. Forse semplicemente da restituire.
Occorsero interventi diretti del Governo etiopico, nel 2000
e poi ancora nel 2001, fino a quando, nel 2002 il Consiglio
dei Ministri del governo Berlusconi dette il via all'operazione
di ritorno della stele. Questultima, dopo essere rimasta
"armata" per lungo tempo in una apposita impalcatura,
e sottratta alla vista di turisti e curiosi (fu perfino colpita
da un fulmine che ne mozzò la punta attirando ulteriori
polemiche sulle sue sorti) fu infine segata in tre punti,
da aggiungere a quelli originari, e tenuta a lungo in un deposito
della polizia. Fu solo dopo una recente e tempestosa visita
del Primo Ministro Melles Zenawi a Roma, agli inizi di questanno,
che sono stati reperiti i fondi (circa 10 milioni di euro)
e il mezzo di trasporto (un Antonov) per trasportare la stele
sul posto. Il primo troncone doveva partire il giorno 13.
Ma cè stato un ulteriore rinvio. Poi è
riuscita a decollare, e ora è tornata a casa. La sua
casa.
Molto spesso sono stati addotti motivi di carattere tecnico
per giustificare i continui rinvii...
E
anche questa volta, apparentemente, il motivo "tecnico"
è stato lassenza di una apparecchiatura radar
adeguata presso laeroporto di Axum. Ma la vicenda dei
rinvii è tutta costellata da una serie infinita di
motivi, sempre "tecnici", e mai dichiaratamente
politici. Che invece hanno presieduto all'intera vicenda.
Si ha l'impressione che i vari governi, di sinistra e di destra,
non si siano mai veramente impegnati nella vicenda e abbiano
cercato di trattenere la stele in Italia per un motivo o per
un altro. Alcuni di questi motivi erano anche validi: lincertezza
obiettiva delle conseguenze del doppio spostamento e dei ripetuti
tagli della stele, il cambiamento di clima, la condizioni
di conservazione della stele, ecc. Si è anche sostenuto
che l'Italia avrebbe potuto contribuire con altri mezzi al
ripristino dell'area archeologica di Axum, e che la stele,
restituita simbolicamente all'Etiopia, avrebbe potuto rimanere
a Roma ed essere così visitata da milioni di turisti,
ecc. Tutti ragionamenti utili, questi, ma in realtà
dilatori e peregrini perché sempre accompagnati dall'indifferenza
del governo, dei media e dellopinione pubblica. La
stele era ormai diventata un impegno morale e politico su
cui si basano le relazioni tra i due paesi, e ogni tentennamento
rispetto agli impegni assunti, particolarmente da quando a
Addis Abeba c'è un governo a guida tigrina (Axum è
nella regione del Tigray), è stato interpretato come
un pericoloso indietreggiamento nei rapporti tra i due Stati.
Il ritorno della stele è stato
utilizzato da Addis Abeba anche per finalità politiche
interne...
In
Italia non ci si è reso conto di quanta importanza
il presente governo di Melles, e lopinione pubblica
colta del paese, hanno annesso al ritorno della stele, particolarmente
dopo lesito disastroso del conflitto con lEritrea,
una guerra vinta sul campo di battaglia ma persa diplomaticamente
con lassegnazione allEritrea, da parte della Commissione
internazionale di arbitrato, della cittadina di Badme lungo
il confine con il Tigray. Melles in particolare ha contato
sul ritorno della stele per rinverdire intorno a un simbolo
unitario lunità del paese spezzata da conflitti
e rivalità nazionalistiche e dai mancati traguardi
raggiunti nelle sfide dello sviluppo cui non ha certo giovato
il costosissimo conflitto con lEritrea. Probabilmente
ritiene che le cerimonie previste per larrivo della
stele potranno creare un clima politico di adesione al governo
tigrino di cui Melles ha molto bisogno, tanto più in
previsione delle prossime elezioni che si terranno a giorni,
premuto comè da gruppi oltranzisti per la ripresa
delle ostilità con lEritrea, e dalla società
civile che chiede più crescita economica e più
democrazia.
Le
stesse relazioni con l'Italia, al di là dei "buoni"
rapporti diplomatici mantenuti con Addis Abeba, sono state
in realtà molto tese negli scorsi anni, sia durante
il conflitto con lEritrea, che ha fatto emergere in
Etiopia una memoria antitaliana e antieritrea risalente al
periodo coloniale, sia durante i continui rinvii dellobelisco.
A ciò si devono aggiungere le malaccorte prese di posizione
di esponenti del governo italano in questi ultimi anni che,
mentre favorivano il ritorno in Etiopia dellobelisco
di Axum, ne sminuivano la portata e il dovere di restituzione
definendo il ritorno della stele come "un dono",
e non un obbligo, del governo italiano.
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