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Etiopia: emergenza fame

La siccità e l'incremento delle nascite peggiora la situazione del paese, che si troverà ad affrontare le prossime elezioni in piena emergenza. Circa 8 milioni di persone sono coinvolte nei progetti di sostegno dell'ONU.
(Silvia Gaudiello)
Equilibri.net (13 settembre 2004)


Il problema della fame
La stagione che in procinto di terminare è stata caratterizzata da piogge molto scarse, che hanno ulteriormente peggiorato la grave situazione idrica in Etiopia; la siccità ha colpito in particolare le popolazioni della regione Oromiya, al centro del paese.
Un elevato numero di cittadini etiopi soffrirà la povertà il prossimo anno: le autorità internazionali stimano che la popolazione che avrà bisogno degli aiuti di cibo ed acqua per sopravvivere superi gli 8,5 milioni. Questa cifra, che corrisponde a circa un ottavo degli abitanti complessivi del paese, desta serie preoccupazioni presso l'Ufficio dell'ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari; i responsabili hanno attivato piani di intervento e mobilitazione internazionale per finanziare gli aiuti che saranno convogliati nell'area. I coordinatori dell'ONU hanno anche aperto una sezione dell'Ufficio nella regione della Somalia per gestire la situazione e coordinare gli aiuti da vicino.
Nel frattempo, l'Unione Europea ha già donato 32 milioni di euro per finanziare aiuti alimentari in Etiopia: il World Food Programme dell'ONU ha dichiarato che i fondi basteranno per nutrire tre milioni di persone per circa dieci settimane, soprattutto con cereali.
Le autorità governativa hanno distribuito aiuti nel corso del 2004 per un totale di 880 mila tonnellate di cibo, sfamando 7,8 milioni di persone; tutto ciò prima che la situazione peggiorasse ulteriormente, cioè prima che giungesse notizia delle sfavorevoli previsioni sulle precipitazioni in Oromiya.
Il Governo etiope insiste sul presunto successo del suo progetto di sostegno alle aree colpite dalla fame; gli esperti avvertono però che la situazione è in via di peggioramento e, oltre a non prevedere un piano per l'imminente siccità, non è stato costruito una proposta organica per risanare e stimolare l'economia nel suo complesso. Infatti, ogni sforzo per incrementare la produttività del terreno è annullato dalle smoderata crescita della popolazione, problema che non è stato ancora seriamente affrontato dell'amministrazione attuale con un necessario progetto di controllo delle nascite.
Gli economisti consigliano da tempo alcuni piani di industrializzazione delle città, che comporterebbero un trasferimento ingente di persone dalle campagne, creando ricchezza e riducendo progressivamente l'affollamento delle aride campagne.
Anche quest'ultime necessiterebbero di una ripianificazione, poiché molti degli agricoltori non possiedono la terra su cui lavorano, escludendo così che si possano realizzare investimenti a lungo termine per migliorarne la produttività.
Continuano le tensioni con l'Eritrea
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha rimpatriato 219 Etiopi dall'Eritrea, i quali sono ritornati in madrepatria il 27 agosto, dopo aver oltrepassato il fiume Mereb che separa i due paesi. Il delegato per la Comunicazione Brack ha dichiarato che la Croce Rossa rimpatria solo coloro che intendono partire perché la vita in Eritrea è diventata troppo difficile; essa svolge questa funzione in quest'area dal giugno del 2000, e finora ben 42.000 Etiopi e 5.500 Eritrei hanno fatto ritorno nella loro terra di origine. Molti di essi fanno parte del gruppo di cittadini che sono rimasti separati dalle loro famiglie quando, nel 1998, è scoppiata la guerra tra Etiopia ed Eritrea. Il signor Brack ha sottolineato come la situazione sia cambiata rispetto all'inizio: "prima i rimpatriati fuggivano dalla guerra, ora il ritorno in patria è dovuto a problemi economici e sociali, oltre alle difficoltà nel trovare lavoro".
L'Etiopia e l'Eritrea hanno combattuto una sanguinosa guerra che è durata più di due anni; i due paesi confinano per oltre 1000 km in lunghezza e la pace è stata sancita dagli accordi di Algeri nel 2000. Oggi persistono tensioni evidenti, soprattutto per il dissenso riguardo alle linee di confine che è stato stabilito nel 2002 da una commissione indipendente. La comunità internazionale cerca tuttora di moderare i rapporti diplomatici e di pacificare l'area, ma gli episodi di violenza continuano.

Le prossime elezioni

Per l'attuale Governo non sarà facile gestire al meglio le prossime elezioni nazionali e regionali che si terranno nel corso del mese di settembre; il Primo Ministro ha assicurato che gli obiettivi primari saranno quelli di garantirne la democraticità ed il libero svolgimento.
Il problema che consisterà anche nel trovare volontari disposti a collaborare per supervisionare le elezioni e per stimolare i cittadini a votare. Per questo il Governo si è impegnato ad assicurare un uguale utilizzo dei media e le stesse possibilità a tutti i candidati.
I partiti di opposizione hanno creato consistenti tensioni negli scorsi mesi, minacciando di non partecipare alle elezioni nel caso in cui il Governo non avesse promesso di accogliere le loro richieste, soprattutto sulla legge elettorale. Il Governo ha ribadito che i partiti partecipano alle elezioni per il loro beneficio, e che non era nei suoi programmi modificare la disciplina che, negli ultimi dieci anni, ha permesso il regolare svolgimento delle elezioni, guadagnandosi il consenso dei cittadini.
Nel paese si registra inoltre una sottile ostilità nei confronti degli osservatori stranieri, che dovrebbero vigilare sulla democraticità delle elezioni; in molti contestano che, poiché l'Etiopia è un paese sovrano, ha il diritto di organizzare da sola i preparativi senza "supervisori esterni".

Lotta al terrorismo interno
L'organizzazione Mecha-Tulema Charity è stata recentemente dichiarata fuorilegge dal Governo etiope, e la polizia prosegue in questo periodo una intensa serie di arresti che riguardano ex-membri. Il gruppo è stato accusato di coinvolgimento e collaborazione con il Fronte Oromo di Liberazione, fondato durante il regno dell'imperatore Sellasie e accusato di usare il braccio armato colpevole di attentati terroristici in tutto il paese; è la terza volta nella sua storia che l'organizzazione viene messa al bando.
Tra gli arresti più importanti compare quello di Gadisa Hirpasa, un impiegato ricercato da tre mesi e accusato di aver finanziato l'attacco dello scorso aprile contro gli studenti dell'università di Addis Abeba. Secondo le indiscrezioni, pare che l'uomo abbia pagato degli ex-studenti per lanciare delle granate; avrebbe inoltre progettato di colpire nello stesso tempo anche un ufficiale governativo nella sua abitazione.

Sviluppo: una proposta
Il Professor J. Stiglitz, premio Nobel per l'Economia nel 2001, e i vertici del gruppo IPD (Iniziativa per il Dialogo Politico) hanno tenuto una conferenza il 30 agosto ad Addis Abeba sui problemi dello sviluppo economico in Etiopia. A parere degli esperti, il problema sostanziale per incoraggiare il mercato è quello di mobilitare le risorse interne del paese, in particolare costruendo infrastrutture, pianificando le strategie industriali e la stabilità.
i numerosi accademici ed economisti che hanno partecipato all'incontro sono concordi nell'apprezzare gli sforzi che l'Etiopia ha compiuto per rafforzare la sua economia, e ritengono che il punto di partenza debba essere il rilancio dell'agricoltura sommato a quello industriale.
L'economia etiope è fondamentalmente squilibrata a causa di una carenza di informazioni che produce uno scoordinamento tra domanda e offerta interna.
Newai Gebre-ab, che all'incontro sostituiva il Primo Ministro Meles Zenawi, ha sostenuto che il Governo è impegnato per promuovere l'industrializzazione e lo sviluppo dell'agricoltura (che in passato era stato il primario obiettivo della attuale classe governativa). L'interesse del governo verso il settore industriale è un segnale positivo, perché la stabilità macroeconomica è molto importante per la governabilità del paese e per la pace sociale.
Newai ha anche indicato che recentemente circa tre milioni di agricoltori hanno potuto beneficiare delle sovvenzioni per incrementare le loro potenzialità produttive.

Lotta all'AIDS
La Chiesa Ortodossa Etiope, il Consiglio Supremo degli Affari Islamici, il Segretariato Cattolico Etiope e la Chiesa Evangelica Menane Yesus, cioè la quattro maggiori organizzazioni religiose del paese, hanno intrapreso ufficialmente alla fine dello scorso mese di agosto un progetto sostenuto dalle Nazioni Unite per lo sviluppo della prevenzione e del controllo del virus HIV tra i fedeli che frequentano le sedi religiose.
Il progetto previsto dall'ONU è mirato a promuovere l'informazione in tutte le società afflitte dalla piaga dell'AIDS; i funzionari stipulano veri e propri accordi con istituzioni religiose, imprese e luoghi di lavoro affinché essi stessi pianifichino seriamente strategie per combattere la diffusione ed il contagio tra le persone che frequentano gli stessi ambienti. La serietà del programma prevede un monitoraggio sistematico della situazione da parte degli organi interni competenti e una costante ripianificazione delle strategie ogni volta che le condizioni dovessero mutare.

Conclusione

Nonostante i visibili sforzi compiuti dall'attuale Governo, l'Etiopia si trova in uno stato di continua emergenza: per la siccità e la fame innanzitutto, ma anche l'AIDS, le condizioni dei contadini nelle campagne e la tensione irrisolta al confine con l'Eritrea costituiscono allarmi gravi. Gli osservatori internazionali sottolineano la necessità di adottare misure concrete e di intraprendere riforme lungimiranti, al fine di strutturare l'economia del Paese; in particolare, appare fondamentale rivedere le normative che disciplinano il possesso delle terre agricole. Viste le scarse possibilità di risolvere questi problemi a breve termine, vendere le terre ai numerosi contadini che tuttora vivono esclusivamente della loro coltivazione costituirebbe un notevole passo avanti verso l'aumento degli investimenti interni. Contemporaneamente, è sempre più urgente stimolare lo sviluppo industriale nelle aree urbane, in serio ritardo; ad esso seguirebbero, infatti, ingenti spostamenti di persone dalle campagne improduttive verso le città, stimolando lo sviluppo dei servizi e delle infrastrutture che accompagnano l'industrializzazione.
Dal punto di vista politico, è positivo notare i risultati ottenuti nello svolgimento di elezioni regolari già dalle precedenti legislature. Il sistema, però, resta comprensibilmente debole e a rischio degenerativo, soprattutto a causa della povertà che inasprisce ulteriormente le tensioni sociali, etniche e religiose interne. E' evidente sottolineare come, giunti in questa fase delicata, ogni piccolo passo assuma un'importanza superiore; l' affermazione definitiva del funzionamento democratico ed il potenziamento delle strutture politiche avverranno se l'Etiopia continuerà a seguire la strada intrapresa e a resistere alle tendenze centrifughe.
Fonte: www.equilibri.net / Articolo by Mr. Bigga

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